Per studiare ci vuole metodo 

Ecco i consigli degli esperti di pedagoglia che possono insegnare a tuo figlio il metodo migliore per ottenere buoni risultati a scuola

di Francesca Casillo  - 20 Agosto 2009

Ecco, dall'esperienza di insegnante di Philippe Meirieu, spunti molto concreti per aiutare i ragazzi a elaborare un efficace metodo di studio. Che vale sempre, dalle elementari fino al liceo. Con una premessa. C'è chi preferisce studiare bene un argomento e poi passare al successivo e chi parte da uno sguardo d'insieme per tornare ad approfondire i singoli elementi.

Non imporre a tuo figlio un metodo, ma aiutalo a scoprire il suo partendo, per esempio, da quella volta che è riuscito a prendere un bel voto: come si era organizzato? Invitalo a spiegare come affronta una lezione; puoi partire anche dai suoi successi extrascolastici e stimolarlo con domande tipo: «Come affronti questo problema nella tua testa? Che cosa fai per prima cosa?».

Imparare a memoria? A volte serve

Spesso si criticano i compiti che richiedono di imparare qualcosa a memoria. Ma ci sono meccanismi grammaticali o aritmetici che si apprendono solo così. Per facilitare tuo figlio nella memorizzazione fallo riflettere su quello che sta studiando. Supponiamo che debba imparare come si calcola la superficie di una faccia della piramide, chiedigli: «Cos'è la faccia di una piramide?».

Oppure sta studiando che l'elisione vuole sempre l'apostrofo, chiedigli: «Cos'è un'elisione?». È utile dividere il problema in parti, trovare dei punti di riferimento a cui aggrappare la memoria per evitare di mandare a mente una formuletta astratta che presto verrà dimenticata.

Suggeriscigli queste strategie: «Ripeti con le tue parole; ridisegna la figura geometrica; cerca dei punti di riferimento da cui ricostruire la lezione. Se non ci riesci vuol dire che non ne hai abbastanza: torna a cercarli». E poi, un consiglio finale: ripetere la lezione più volte, meglio se in orari diversi della giornata.

Organizzarsi prima di scrivere

Che sia un tema o una tesina di storia, il lavoro non comincia, come spesso credono i ragazzi, nel momento in cui ci si mette alla scrivania, ma quando ne viene interiorizzata la preoccupazione. Di fronte a un compito importante suggerisci a tuo figlio di meditarlo bene nella testa prima di mettersi a scrivere.

Può pensarci anche quando fa la doccia e prendersi qualche giorno per riordinare le idee. Un ritaglio di giornale, un appunto, il titolo di un libro sull'argomento: basta una cartellina per raccogliere il materiale. Poi bisogna riguardarlo, dargli un ordine, fare uno schema scritto e solo allora iniziare la stesura.

E mai trascurare l'ultima, importantissima fase, la rilettura. Digli di rivedere il suo compito fingendo di essere un'altra persona. Lo aiuterai a rileggere il compito con spirito critico.

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