Analisi di un gioco: il robot 

Affascina i grandi e bambini. Nel loro immaginario, il robot dalle forme umane è quello che realizza l’impossibile, che risponde ai comandi, che risolve tutte le cose che loro desiderano

di Isabella Fava  - 03 Gennaio 2011
 

Il robot è sinonimo di futuro, tecnologia, mistero. Affascina i grandi, e non c’è quindi da stupirsi se i bambini ne sono attratti. Nel loro immaginario, il robot dalle forme umane è quello che realizza l’impossibile, che risponde ai comandi, che risolve tutte le cose che loro desiderano.

Sì. Per i più grandicelli esistono robot veri e propri, anche se semplici (per esempio quello della Lego, da non confondere con pupazzi o macchine radiocomandati) che hanno un alto valore educativo. I bambini, oltre che giocare, imparano infatti a programmare. «Perché sono loro che devono dire al robot cosa fare e come farlo. Giocando,apprendono la logica, a scomporre le azioni in semplici fasi, a capire che un dato ordine scritto sul computer porta a una certa azione da parte del robot» spiega Stefano Buratti,  responsabile dei laboratori di robotica del museo della Scienza e Tecnologia di Milano.

No. Se il bambino non prova interesse per logica e calcoli né ha voglia di spendere del tempo in  un’attività, seppur divertente, che richiede impegno, è meglio non sforzarlo.

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