Il piacere di crescere insieme 

Hanno fra i 30 e i 40 anni, sono attente a tutti i bisogni dei figli e trasmettono loro l'amore per la

natura. È il profilo delle quattromila mamme che hanno risposto al nostro questionario. I cui

risultati saranno presentati al Congresso nazionale della Società Italiana di Pediatria, che si
terrà a PadovaFiere dal 27 al 30 novembre.

 - 06 Novembre 2009

Maria Rita Parsi psicoterapeuta, scrittrice e presidente di Movimento Bambino «La speranza è rosa. E mamma».

Dalla nostra indagine emerge un profilo molto positivo. Quello di una mamma informata, realizzata e onsapevole. «Che, nel 60% dei casi, è arrivata tardi alla maternità, fra i 30 e i 40 anni. Cioè, dopo aver completato gli studi e iniziato a lavorare» spiega Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta.

«A questa età, infatti, una donna è matura, autonoma, informata. E, al suo fianco, ha un compagno attivamente coinvolto nel nuovo impegno famigliare, come accade nel 51% dei casi. È anche una donna che legge molto, è curiosa, e conosce argomenti come l'importanza della vita prenatale, i rischi della depressione post partum, il valore del primo anno di vita per la formazione del legame mamma-bambino e così via.

Insomma, oggi più che mai, il cosiddetto patrimonio del sapere femminile, cioè tutto quello che serve al benessere delle donne, è finalmente stato acquisito».

A fare un po' di fatica, invece, sembrano essere le mamme più giovani, quelle che hanno un figlio tra i 20 e i 30 anni. «Una volta era normale iniziare presto ad allargare la famiglia» continua l'esperta.

«Ma non è più così: a questa età le ragazze non sono ancora mature, adulte, spesso devono ancora terminare gli studi». Un altro dato interessante, poi, riguarda temi come l'alimentazione e lo stile di vita dei bambini. Dall'inchiesta emerge che le mamme soddisfatte e preparate dei nostri tempi sono molto attente al fatto che i figli mangino in modo sano e naturale (il 44% dichiara che, a merenda, preferisce un frutto o uno yogurt alle merendine) e facciano sport, vadano a letto presto e guardino poca tivù. E allora, perché, nel 61% per cento dei casi, ci si ferma al figlio unico? Arriva a due, infatti, un più esiguo 33%. «Una ragione può essere anagrafica: il primo bambino, spesso, arriva quando si è già un po' in là con gli anni» continua Maria Rita Parsi.

«Ma ha un effetto: l'attenzione di tutti i famigliari, incluse quelle preziose risorse che sono i nonni, è, inevitabilmente, concentrata su quell'unico figlio. E, come tutti gli eccessi, andrebbe evitato. Per non allevare un bambino viziato».

Leggi tutti i risultati dell'indagine, clicca qui.

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