Io gioco, quindi imparo 

Spesso si dimentica quanto sia importante giocare con i propri figli, quando sono bambini ma anche quando diventano ragazzi. Invece, è proprio attraverso il gioco che i bimbi, e i ragazzi, imparano a stare al mondo.

 - 17 Novembre 2011

Pianeta bimbi e adolescenti. Perché giocare insieme a loro? Cosa significa per un bambino giocare con un adulto, perché ce lo chiedono con tanta insistenza? Il Dottor Marco Deriu, educatore, formatore e consulente pedagogico ci ha raccontato quanto è importante il gioco dal punto di vista di un bambino e di un ragazzo.

Dottor Deriu, per un bambino che cos’è il gioco?

Il gioco rappresenta lo spazio principale, di elezione, del processo di crescita. Nel gioco, e attraverso di esso, il bambino, fa esperienza di sé e della realtà esterna. Sperimenta le sue emozioni,  impara a conoscerle e a gestirle. Sviluppa le sue competenze cognitive, immagazzina informazioni preziose sui principi che regolano l’esistenza. Giocando, i bambini imparano a stare con gli altri, ad assumere i diversi punti di vista; sperimentano le regole dello stare insieme, l’utilità e l’importanza di cogliere e rispettare i bisogni e le emozioni degli altri.

Allo stesso tempo, sviluppa il corpo, il senso del bello e la sua creatività; sperimenta e consolida la sua autostima e il senso della propria autoefficacia  che gli consentiranno di porsi nel mondo come capace di affermare e rispondere positivamente ai suoi bisogni. Insomma, impara ad avere fiducia in sé e negli altri. La peculiarità del gioco infatti, è quella di costituire una situazione di prova in cui il bambino può esplorare le alternative e il senso del limite, e sperimentare.

Perché è importante che un genitore giochi con suo figlio, da bambino prima e da ragazzo poi?

Giocare con un bambino è di fondamentale importanza sia per lui che per il genitore perché rende possibile, consolida e rafforza la loro relazione. Perché il bambino sperimenta che il genitore gioca con lui e si sente accettato, apprezzato e accolto nella sua esperienza di ciò che gli piace e di ciò che prova. Allo stesso tempo, il gioco è per il genitore il momento migliore per entrare nel mondo del suo bambino, per vederlo il più da vicino possibile, accompagnare e condividere con lui la sua esperienza quotidiana di crescita, novità dopo novità, ostacolo dopo ostacolo.

Dottor Deriu, ci sono genitori che hanno qualche difficoltà a giocare con i propri figli. Esiste un “modo” di giocare con loro?

La prima condizione è certamente quella di lasciarsi andare al piacere di stare con il proprio figlio, presenti alle sue esperienze e alle sue emozioni. Perché ciò accada realmente e il figlio si senta accompagnato e non ostacolato dalla presenza del genitore, questi deve saper garantire al bambino, il “diritto alla sua libertà di apprendimento”. Soprattutto, bisogna tener presente che il bambino che gioca non ha obbiettivi: ciò che conta non è il risultato ma il processo, l’esperienza in sé. Per usare un immagine, giocare con il proprio figlio è come “fare una danza con lui”, in cui però è il bambino a dover guidare. Quel che è importante infatti, è semplicemente riuscire a stare con lui, seguire il suo ritmo, i suoi passi, avendo fiducia in lui e nella bontà e validità dei suoi interessi e capacità.

Quali giochi fare con un bambino e con un ragazzo?

Qualunque gioco va bene, anche leggere un libro o raccontare una storia può essere un gioco. I giochi cambiano ed evolvono con la crescita dei figli. Con un ragazzo più grande ad esempio, il papà potrà giocare a calcio. Il gioco dura tutta la vita, va da zero anni all’infinito…  

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