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A Bologna una mamma ha ucciso i neonati che portava in grembo. Abbiamo chiesto al Professor Pani, psicologo clinico e psicoanalista, di aiutarci a capire cosa si cela dietro un gesto così 

A Bologna una donna uccide i gemellini che porta in grembo. Il Professor Pani ci spiega cosa si nasconde dietro un gesto così

 - 25 Luglio 2012

Succede ancora, succede nel 2012, succede a Bologna. E’ una notizia di questi giorni.

Secondo quanto riportato dai quotidiani, una giovane ragazza italiana di 21 anni, incinta di 24 settimane, ha partorito due gemelli: uno è stato partorito in casa, quando i genitori erano assenti – poi è stato messo in una busta di plastica, quindi gettato in un cassonetto.

L’altro, è stato partorito poco dopo, una volta che i genitori della giovane erano rientrati in casa: è stato portato di corsa in ospedale ma per la grande prematurità della nascita non ce l’ha fatta nemmeno lui.

I genitori, interrogati, hanno dichiarato che non sapevano che la figlia fosse incinta.

La giovane è stata accusata di infanticidio, occultamento di cadavere ed interruzione di gravidanza.

La domanda è: dove eravamo?

Dove erano i genitori, dove erano gli amici, dove erano gli assistenti sociali?  Come è possibile che nel 2012, in un paese civile, nessuna delle persone che ruotavano intorno alla vita di Maria, chiamiamola così – è un nome di fantasia – abbia saputo che lei era incinta? Che nessuno avesse capito che Maria aveva bisogno di aiuto prima che accadesse tutto questo? Prima che accadesse un dramma irreparabile?

Abbiamo chiesto al Professor Roberto Pani, psicologo e psicoanalista, di spiegarci cosa si cela dietro a drammi come questo in cui la solitudine è la protagonista principale

“Penso che effettivamente la solitudine che la ragazza viveva, doveva essere talmente profonda da non poter concepire mentalmente e non in senso biologico, l'idea di poter, seppure minimamente, mediare la comunicazione dell'evento della  gravidanza con i genitori, di confessare cioè di essere stata fecondata da qualcuno. Il peccato o l'evento era per lei e, per quel che viveva in se stessa sui genitori, impossibile”. Attenzione, spiega il Professor Pani “questo non significa che i genitori non avrebbero potuto aiutarla o che loro siano nella realtà esattamente come la ragazza viveva l'evento per lei drammatico. Nel gesto orribile che la ragazza ha compiuto si può ricavare un meccanismo onnipotente di difesa, che si chiama annullamento retroattivo. Significa: io nego che ciò che mi ha resa gravida sia inesistente sin dall'inizio, non mi riguarda lo cancello come se non fosse avvenuto. Io non ho lo spazio psichico per gestire un impossibile evento. Il cassonetto indica un contenitore di morte accompagnato da dispregio ineffabile”.

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