Il rugby e i bambini 

Diceva O. Wilde: “il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da delinquenti, il  rugby è un sport da delinquenti giocato da gentiluomini”… Abbiamo chiesto al nostro esperto di spiegarci qualcosa di più.

 - 24 Ottobre 2011

Uno sport educativo, entusiasmante. Energia allo stato puro. Eppure, nei confronti del rugby sopravvive un pregiudizio: che sia uno sport violento.

Per sfatare questo pregiudizio abbiamo parlato con Salvatore Gallo, sorriso dolce e occhi intensi, una vita dedicata alla sua passione: giocare e insegnare rugby ai bambini e ai ragazzi e a diffonderne la cultura in tutti i modi possibili.

Fondatore e Presidente dell’Arvalia Villa Pamphili, una tra le migliori società di rugby per i giovanissimi, Salvatore ci ha spiegato perché il rugby è uno sport eccellente per i ragazzi.

Salvatore, a che tipo di bambino è adatto il rugby? Un bambino timido e delicato può giocare a rugby o bisogna essere aggressivi o avere particolari caratteristiche fisiche?

La magia del rugby è anche questo: è uno sport adatto a tutti i tipi fisici e a tutti i caratteri. Un bambino timido troverà, nel gioco con la palla ovale, nel contatto con i compagni e con gli avversari, il posto in cui esprimere la sua aggressività, spesso contenuta e magari repressa. Un bambino violento, invece, troverà delle regole da rispettare, che gli consentiranno di canalizzare la sua aggressività in modo sano.

C’è chi sta nel mucchio, chi sta lontano, ognuno troverà il suo spazio e nel contatto fisico con l’altro farà qualcosa che nella vita di tutti i giorni è vietato e scoprirà che è liberatorio.  E’ poi uno sport d’elezione per i bambini grassi che spesso sono presi in giro dai compagni di scuola: nel rugby trovano spesso la via per allenarsi e tornare in forma. Mi è capitato spesso di avere ragazzi in sovrappeso, i classici “ciccioni” che, grazie al gioco del rugby, sono diventati poi dei bellissimi atleti. Consiglio sempre di iniziare a giocare il prima possibile. Per i piccolissimi, a partire dai sei anni, è bene fare anche altri sport: l’esperienza acquisita nel nuoto, nella ginnastica artistica farà parte del pacchetto di abilità che poi un ragazzo porterà con sé anche giocando a rugby.

Salvatore, si dice comunemente che il rugby è uno sport violento, è vero?

No. Per capirlo bisogna domandarsi cos’è la violenza. La violenza non è altro che il non rispetto delle regole e il rugby non è uno sport violento proprio perché si rispettano le regole. C’è aggressività, c’è forza, ma le regole vanno rispettate.

Tra le regole base del rugby, che si insegnano da subito ai ragazzi, appena cominciano a giocare, c’è proprio il rispetto dell’avversario: bisogna cercare di  battere l’avversario, dando la massima importanza alla tecnica ed alla spettacolarità del gioco.

Qualcuno dice che il rugby sia una “scuola di vita”, più di altri sport. Cosa insegna ai ragazzi?

Il rugby è vicino ai valori fondamentali dell’essere umano, insegna a esprimere la componente “animale”, ma insegna anche a controllarsi. C’è poi la squadra che è fondamentale, non sei mai lasciato solo. Ci sono tutte le dinamiche di squadra che insegnano a stare nella società. E’ uno sport che sviluppa il coraggio, che serve sempre nella vita; insegna a soffrire per raggiungere un risultato, a scatenare l’energia che si ha dentro.  

Un consiglio, per capirne qualcosa date anche un’occhiata ai tifosi ed una ai giocatori: allo stadio vanno persone anziane, famiglie con bambini. E’ un tifo estremamente rispettoso dell’avversario. I giocatori sono quasi tutti persone che lavorano e studiano, forse la differenza rispetto ad altri sport nasce anche da qui: nessuno è miliardario ma tutti hanno un formazione culturale ed una vera educazione.

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