Troppi capricci 

A volte i bambini sono volubili come un cielo d'Irlanda. Perché l'equilibrio emotivo si conquista crescendo. Ma anche a tavola, con una dieta sana. Età per età, come capire (e stoppare!) le lune

di Rossana Cavaglieri  - 15 Aprile 2010

Un momento prima è tutto allegro e simpatico.

Tre secondi dopo, eccolo trasformato in mister Hyde, nervoso e rompiscatole.

«Gli sbalzi di umore, nei piccoli, sono normali. Dipendono da un equilibrio emotivo ancora instabile: non è facile per loro confrontarsi con il mondo esterno» spiega Manuela Trinci, psicoterapeuta dell'età evolutiva.

Ma, siccome nei bambini corpo e mente sono una cosa sola, può anche darsi che i loro capricci siano una spia di piccoli problemi di salute. Pazienza a parte, ecco come reagire.

Da 2 a 3 anni: Tutto va bene finché una qualunque richiesta del genitore scatena una raffica di no, con tanto di strilli di rabbia. Perché?

Cosa dice la psicologa «A questa età il bambino usa il no per differenziarsi dall'adulto e diventare più autonomo» spiega Manuela Trinci. «Ma si innervosisce anche se i grandi non lo capiscono, visto che non riesce ancora a esprimersi bene». La soluzione? Incoraggiarlo verso l'indipendenza, aiutandolo a far da sé cose come vestirsi, prendere i giochi e, soprattutto, usare il vasino.

Cosa dice il pediatra «In questo periodo e verso i 5-6 anni, carenze di ferro anche lievi possono dare come unico sintomo il nervosismo» spiega il pediatra Gianfranco Trapani. «Capita ai bambini che mangiano poca frutta, verdura e pesce. Un ciclo di vitamine e ferro li aiuterà».

Da 3 a 4 anni: A questa età, in genere, i bambini sono deliziosi, socievoli e chiacchieroni. Ma improvvisamente, in particolare se hanno a che fare con persone e posti nuovi, ecco che si agitano e piagnucolano.

Cosa dice la psicologa «In questa fase prende il sopravvento il mondo dell'immaginazione, così può capitare che un bambino viva momenti di tensione per la paura degli estranei o si svegli di notte per un brutto sogno» osserva Manuela Trinci.

Per rassicurarlo, niente di meglio di qualche coccola. Ma aiutano anche i disegni («Perché non mi fai vedere che cosa ti ha spaventato?») e le storie che esorcizzano la paura, come Nel paese dei mostri selvaggi, di Maurice Sendak (Babalibri, 12,50 euro).

Cosa dice il pediatra «Un bimbo irritabile, che si offende per nulla, spesso è solo stanco» spiega Gianfranco Trapani. «E la causa può essere  il calo delle difese immunitarie per un'infezione presa all'asilo, come la tonsillite o l'otite. Così di notte il piccolo respira male e la mattina è senza energia. Utili una cura a base di Echinacea per rinforzare le difese e un ciclo di lavaggi nasali».

Da 4 a 5 anni: La conquista della stabilità emotiva non è un percorso lineare. Così, anche se in genere i bambini di questa età hanno un comportamento già definito e prevedibile, non si possono escludere scatti d'ira. Che tante volte prendono di mira un compagno di giochi.

Cosa dice la psicologa «È importante che un bambino si renda conto delle conseguenze della sua aggressività» osserva Manuela Trinci. «Se picchia un amichetto bisogna fargli capire che così non va.

Un buon metodo per riuscirci è la drammatizzazione. A scuola, o in famiglia, si può giocare a mettere in scena una fiaba, per esempio quella di Cappuccetto Rosso, chiedendo al piccolo di impersonare, di volta in volta, il ruolo dell'aggressore e quello della vittima. Così, giocando, capirà che cosa significa essere umiliati».

Cosa dice il pediatra «Nei primi anni di scuola i bambini hanno molti impegni e lo stress è in agguato, soprattutto se non dormono a sufficienza» spiega Gianfranco Trapani. «Ma sono frequenti anche le intolleranze alimentari. È noto, per esempio, che certi additivi o alcuni cibi come latte, frumento e uova possono scatenare vere e proprie crisi di iperattività. La cura migliore è una dieta varia con molti alimenti freschi e verdure crude. Se, invece, il bimbo è troppo stimolato e dorme male, una buona soluzione è il gemmoderivato Tilia tomentosa. Ne bastano15-20 gocce da prendere ogni sera in un po' d'acqua».

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