Al seno o con il biberon 

Il latte della mamma è l'ideale, non ci sono dubbi. Ma l'allattamento naturale non è sempre possibile: ecco le caratteristiche delle soluzioni "artificiali"

di Laura D'Orsi  - 12 Maggio 2008

Non c'è modo migliore di nutrire un neonato che dargli il latte materno. Questo è il giudizio unanime di pediatri e nutrizionisti, che ha spazzato ogni dubbio in merito. Negli anni Sessanta ci fu il boom del latte artificiale e molte mamme si convinsero che il loro latte non era abbastanza nutriente, passando così al biberon.

Molti studi ormai hanno chiarito che il latte materno è un alimento perfetto, in grado di modificarsi a seconda delle esigenze del bambino. Si modifica persino nel corso della stessa poppata (all'inizio è più ricco di zuccheri, poi di grassi), della giornata, e dei mesi. Addirittura si è visto che il latte delle mamme che partoriscono prematuramente è diverso, più ricco di sostanze adatte a un piccolo nato in anticipo.

Tuttavia, non tutte le donne hanno la possibilità di nutrire al seno il loro bebè. A parte una questione di scelta, ci sono anche degli impedimenti di tipo fisico come alcune malattie virali (per esempio alcuni tipi di epatite C), una miopia molto elevata, la mancata produzione di latte, che impongono il ricorso al latte artificiale. Le formule adattate sono oggi dei validi sostituti del latte materno, che rimane comunque ineguagliabile.

Il latte artificiale viene ottenuto da quello di mucca opportunamente modificato. Viene abbassata la quota di proteine (che nel latte vaccino sono troppe e affaticherebbero i reni del piccolo) e vengono aggiunti oli vegetali, minerali e vitamine. Uno dei timori che pesano sull'allattamento artificiale è che non protegga dalle infezioni così come fa il latte della mamma.

In effetti con le formule adattate il piccolo non riceve le cellule immunitarie contenute nell'alimento materno, ma questo non vuol dire che un bebè allattato artificialmente sia destinato necessariamente a contrarre più infezioni. Dopo i primi mesi di vita, l'organismo del piccolo impara a difendersi autonomamente, in modo indipendente dal tipo di alimentazione ricevuta.

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