La crisi dell'ottavo mese 

Sei un estraneo? Mi fai paura. Ecco come aiutare il proprio bimbo ad affrontare il mondo e le separazioni temporanee dalla mamma

di Laura D'Orsi  - 15 Giugno 2008

Prima sorrideva a tutti. E adesso, improvvisamente, quando vede una persona che non conosce, si incupisce e a volte persino piange. È normale che il bambino, intorno agli otto mesi, abbia un comportamento simile. È dovuto al fatto che per la prima volta riesce a individuare chiaramente le persone familiari da quelle che non lo sono.

Già a due, tre mesi, comunque, il piccolo è in grado di distinguere nettamente la mamma e il papà dalle altre persone, ma la presenza di estranei per lui non ha alcun significato, non provoca sentimenti di attrazione o al contrario di paura.

Ora invece non si limita più a ritrovare nella forma dei volti qualcosa di simile ai visi che gli sono familiari e a sorridere: ne coglie invece la differenza e ne ha paura. È proprio la diversità a spaventarlo, soprattutto quando la persona sconosciuta entra a casa sua, nel suo mondo.

La paura degli estranei a questa età coincide anche con una maggior difficoltà a separarsi dalla mamma. Il bambino infatti inizia a percepire se stesso come un essere distinto dalla madre e questo lo preoccupa molto. Quando lei si allontana, teme di non rivederla più e quindi piange.

Non ha ancora capito il concetto di permanenza dell'oggetto anche se si trova al di fuori dalla sua visuale: se la mamma per esempio è nell'altra stanza, non significa che sia scomparsa per sempre per il solo fatto che non la può vedere. È intorno ai dieci, dodici mesi che questo concetto gli diventa chiaro e la separazione dalla madre diventa meno problematica.

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