La fase del no 

Se hai a che fare con un piccolo "contestatore" non preoccuparti e armati di pazienza: è normale che il bimbo abbia bisogno di affermare la propria autonomia

di Laura D'Orsi  - 15 Giugno 2008

"Adesso mettiamo in ordine". E lui si mette a tirar fuori tutti i giocattoli. "È ora di fare la nanna". E si mette a frignare e a puntare i piedi. È una bella impresa, quella di farsi ubbidire dai figli. Certo, nessuno vuole trasformare i bambini in tanti soldatini in riga, ma certe volte farsi ascoltare senza perdere la pazienza è davvero difficile, specie quando, intorno ai due anni, i piccoli attraversano la cosiddetta fase del no.

Ma perché questo periodo di contestazione? A questa età il bambino inizia ad affermare la propria volontà e allo stesso tempo sente il bisogno di una maggiore autonomia. I suoi no si accompagnano infatti all'esigenza di fare molte cose da solo: dal mangiare a infilarsi i vestiti, impiegandoci un sacco di tempo e ovviamente, con scarsi risultati.

Questi tentativi spesso spazientiscono i genitori che hanno ritmi inevitabilmente più accelerati. Meglio però non puntare i piedi, avere pazienza e usare una tattica diversa, per esempio quella di distogliere il bambino con qualcos'altro di più interessante.

Occorre ricordarsi che il no del bambino a volte non ha il significato di un'opposizione: il piccolo si diverte a osservare la reazione dei genitori, e lo riempie di orgoglio il fatto che riesce a catturare la loro attenzione. La controprova sta nel fatto che ripete questa magica sillaba a raffica, anche quando in realtà... vuole dire sì!

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