Qui ci vuole una punizione 

Semplice a dirsi. Ma di fronte ai capricci del tuo bambino non sai dove girarti. E così
rischi di essere troppo severa o troppo buona

di Laura D'Orsi  - 31 Agosto 2005

Questa volta tuo figlio l'ha fatta grossa e si merita un bel castigo. Già, ma come deve essere perché sia efficace? Maria Luisa Grandori, psicoterapeuta dell'età evolutiva, ci spiega delle regole per evitare errori e far sì che la punizione serva soprattutto a educarlo.

Spiega subito perché. «Innanzitutto  diciamo che è inutile rimproverare un bambino che ha meno di due anni perché non si sa ancora controllare e non si rende conto di quello che fa» spiega l'esperta. Proprio per aiutarlo a capire, quindi, se combina un guaio prendilo con le buone e spiegagli con molta chiarezza perché "non si fa".

La sgridata giusta al momento giusto. Se il bimbo lascia i giocattoli in giro, deve risistemare tutto. Se non vuole mettere il pigiama, farà a meno della fiaba della buonanotte. «La punizione deve essere adatta a quello che il piccolo ha combinato in quel momento e, soprattutto, immediata: punirlo il giorno dopo non avrebbe alcun senso.

No ai castighi impossibili. Il castigo è valido se è reale. Dire al bambino che non vuole fare i compiti «Scordati  i videogiochi per un mese» è una minaccia che difficilmente sarà messa in pratica. Meglio ridurre a tre giorni, un periodo che si può rispettare.

Gli altri non c'entrano. Spesso, presi dalla rabbia del momento, si minacciano punizioni che colpiscono anche gli altri come: «Se non ti lavi, non andremo al cinema». Oppure: «Questa sera niente tv». Ma così darai a tuo figlio il potere di condizionare tutta la famiglia.

Duri sì, ma con misura. Far saltare la cena al bambino perché ha lasciato la cameretta in disordine è eccessivo. «Una pena esagerata gli scatena dei sentimenti di rabbia e di vendetta» spiega la dottoressa. «Se è convinto che i genitori sono stati ingiusti con lui, finirà per comportarsi ancora male e si cadrà in un circolo vizioso».

Ogni età ha il suo rimprovero. Se tuo figlio ha solo tre anni e rompe un giocattolo potrà stare in silenzio nella sua cameretta per non più di due minuti. Se invece ne ha dieci e fa un danno in casa, è giusto che faccia a meno della paghetta per almeno una settimana. «Ogni età ha la sua giusta punizione. Altrimenti si rischia di essere troppo pesanti o, al contrario, inefficaci» conclude la psicologa. «E in ogni caso occorre ricordarsi sempre che per insegnare a un bambino a comportarsi bene, più che minacciarlo o punirlo, bisogna lodarlo e apprezzarlo quando si comporta bene. Soltanto così si sentirà motivato a proseguire su questa strada».

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