Se il papà fa troppo il buono 

In tante famiglie ormai è la mamma che detta le regole. E che si ritrova nella parte della "cattiva". Senza volerlo

di Rossella Morlaschi  - 09 Giugno 2005

Con il figlio pestifero, la storica minaccia "Se non fai il bravo, lo dico a papà quando torna" non regge più. «Anzi, non è credibile, perché oggi un padre è più disposto ad assecondare un bambino che a sgridarlo» spiega Francesco Morace, sociologo. «In molti casi, i tradizionali ruoli si sono invertiti. Il papà accudisce e coccola il figlio, mentre la madre è diventata il giudice severo che stabilisce le regole e distribuisce le punizioni». Ma così una donna si può trovare in una posizione scomoda, per non dire antipatica, agli occhi del suo bambino.

«Di sicuro, il piccolo avrà un debole per il genitore pronto a cedere ai suoi capricci» dice Chiara Ripamonti, psicologa dell'età evolutiva. «Succede che un papà, spesso assente per lavoro, abbia la tentazione di conquistare un bimbo dicendogli sempre di sì. Questo però non è giusto, perché un genitore finisce per recitare un'unica parte, quando invece dovrebbe alternare la fermezza alla disponibilità in base al comportamento del figlio».

Altrimenti i bimbi, così furbi, capiscono subito chi è in famiglia il "permissivo" e lo usano per chiedere di tutto. Morale: alla fine, non rispettano più neanche l'autorità della madre. Costretta, a questo punto, a fare una fatica doppia per farsi ubbidire e anche amare.

«Quando si verifica questa situazione, il problema può partire dal fatto che una mamma è troppo presente e non vuole condividere con il marito la cura dei figli, per la paura che non sia capace» riprende la psicologa. «Ma se si permette a un papà solo di giocare con il piccolo, e non di vestirlo o portarlo fuori, è difficile che un uomo possa diventare severo. Gli manca la possibilità di confrontarsi veramente con il piccolo e, quindi, di porgli dei limiti».

Quando, invece, i genitori si alternano nei compiti, diventa più facile educare un bambino a rispettare regole chiare e comuni. «E su questo punto si dovrebbe essere ferree e chiedere al partner di non "sciupare" il nostro lavoro con un atteggiamento troppo tollerante» dice Ripamonti. «Quando sia la mamma sia il papà dicono dei sì e dei no in certe situazioni, il messaggio passa chiaro e il bambino capisce fino a dove può arrivare. Perché se non ci sono contraddizioni da parte degli adulti, lui non avrà più convenienza a ricattare il genitore buono con urla e pianti e a metterlo in contrasto e competizione con quello cattivo».

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