Ti piace il baby cellulare? 

Dalla Cina è arrivato il telefonino per i bimbi dai 4 ai 10 anni. Un giocattolino che non piace a sei genitori famosi

di Stefano Cardini  - 03 Agosto 2005

Marina Salamon, imprenditrice
«Prima dei 10 anni il cellulare è inutile: i bambini lo chiedono soltanto per farlo vedere agli amichetti. Dopo quell'età, invece, può aiutarli a diventare grandi e a tenere i contatti con i compagni, grazie ai messaggini. Io ho quattro maschi, dai 6 ai 12 anni. Al primo l'ho già regalato e da quando ce l'ha lo lascio andare solo in autobus e in treno dai nonni».

Paolo Crepet, psichiatra
«Il cellulare non serve ai più piccoli. Serve, piuttosto, ai genitori per controllare la vita dei bambini, ovunque e sempre. L'obiettivo è egoistico: placare l'ansia di noi adulti. Ma così i figli non crescono più. La mia ha già 12 anni. E per fortuna non mi ha mai chiesto di comprarle il telefonino. Perché sicuramente, anche se è già grandicella, le avrei detto di no».

Beatrice Masini, scrittrice per bambini e traduttrice di Harry Potter
«Se mia figlia più piccola, che ha  5 anni, avesse un cellulare, ne diventerebbe schiava: mi chiamerebbe ogni momento e io non vivrei più. Quindi, dico di no. A mio figlio di 12, invece, ne ho regalato uno. Le telefonate, però, se le finanzia con la paghetta settimanale: così, oltre che più libero, si sente più responsabile».

Linus, direttore di Radio Deejay
«Quando il primo dei miei figli, che ha 9 anni, me lo ha chiesto, ho detto di no. A quest'età la comunicazione diretta è importante. Tanto, dopo il primo entusiasmo, lo avrebbe lasciato in un cassetto. Ma tra qualche anno potrei comprarglielo. È un mezzo di comunicazione come un altro. Sarebbe ipocrita negarglielo, visto che noi adulti lo usiamo tutto il giorno».

Natasha Stefanenko, showgirl
«Non sono così convinta che le radiazioni dei telefonini siano innocue. Per precauzione, quindi, preferisco tenere il cellulare lontano da mia figlia il più a lungo possibile. Adesso ha 5 anni. Se proprio lo vorrà, comunque, dovrà aspettare di aver finito le scuole elementari. E accontentarsi di chiamare per le emergenze due soli numeri: il mio e quello del suo papà».

Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro
«Che tristezza passare le ore al telefono anziché giocare con gli amici. Chiudersi in un mondo di sms e voci lontane, per un bambino significa isolarsi, non affrontare la paura di crescere. Se vogliamo che diventi sicuro di sé, diciamogli "no". Io, a mia figlia di 9 anni, il cellulare non l'ho ancora comprato».

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