L’epidurale: si oppure no? 

Dedicato alle future mamme e a tutte quelle tra noi che hanno voglia di sapere e capire qualcosa di più: oggi parliamo con la nostra esperta della famosa epidurale, nel corso di un parto naturale.

 - 11 Novembre 2011

Abbiamo rivolto qualche domanda alla Dottoressa Elena Campanale, Dirigente medico Unità operativa di Anestesia e Rianimazione presso l’ Ospedale S.Pietro Fatebenefratelli - Roma per capire un po’ meglio che cos’è e come funziona la famosa “epidurale” nel parto naturale.

Dottoressa Campanale, “l’epidurale” è – nel parto naturale – la forma di anestesia più nota, in cosa consiste?

La parto analgesia epidurale (o peridurale) è una tecnica oggi ampiamente conosciuta e praticata. Essa consiste nella somministrazione di farmaci anestetici locali ed oppioidi (per intenderci “parenti” della morfina) attraverso un sottile cateterino nello spazio epidurale. Tale spazio si trova all’interno del canale vertebrale e viene raggiunto mediante un ago speciale (ago di Tuohy) introdotto normalmente tra la terza e la quarta vertebra lombare.

Tutta la procedura dura pochi minuti e grazie all’anestesia locale risulta davvero poco fastidiosa per la partoriente.

Dottoressa, quali sono i vantaggi di questa forma di anestesia?

Il beneficio per la gestante, che si manifesta dopo una decina di minuti dalla prima somministrazione del farmaco, è in genere evidente: scompare il dolore associato alle contrazioni uterine mentre rimane immodificata la possibilità di muoversi, assumere la posizione più congeniale e partecipare attivamente al travaglio. Il beneficio è ampiamente dimostrato anche per il feto: assenza di dolore significa meno “ormoni dello stress” in circolo e quindi migliore afflusso di sangue ossigenato all’unità utero placentare senza contare che, nel caso in cui si debba ricorrere per motivi ostetrici al taglio cesareo, soprattutto se urgente, la presenza del cateterino epidurale risulta estremamente vantaggiosa e consente di evitare il ricorso all’anestesia generale che secondo quanto emerge da numerosi studi internazionali risulta più rischiosa nella paziente ostetrica.

Ci sono rischi o possibili complicanze dell’epidurale sulla mamma e sul bambino?

Come per ogni atto medico anche per la peridurale, pur se praticata da anestesisti esperti e prudenti, non si può parlare di “rischio zero”. Ad oggi però va detto che la complicanza più frequente, con un’incidenza inferiore all’1%, è la cefalea (mal di testa) dovuta all’accidentale puntura della dura madre (la dura madre è la membrana più esterna del rivestimento del midollo spinale). Tale complicanza non compromette in ogni caso la possibilità di godere della parto-analgesia e soprattutto non ha conseguenze a lungo termine né per la madre né tanto meno per il feto.

Altre complicanze più gravi (emorragiche e/o infettive) vengono di norma illustrate alla gestante durante il colloquio preliminare con l’anestesista ma hanno comunque un’incidenza bassissima, soprattutto se si ha l’accortezza di evitare la peridurale ogni qual volta vi siano condizioni di ipocoagulabilità del sangue. Di qui l’importanza di effettuare sempre una visita con l’anestesista che valuterà attentamente il singolo caso controllando gli esami ematici (emocromo e prove di coagulazione) e le eventuali terapie in corso. L’analisi delle principali casistiche mondiali ha dimostrato che un’epidurale ben condotta nei tempi e nelle modalità (tecnica e concentrazione dei farmaci) non determina un’ aumentata incidenza di parti operativi (con utilizzo di ventosa o altri presidi) e di tagli cesarei e non ha alcun effetto collaterale sul feto.

In tutti gli ospedali italiani viene praticata l’epidurale?

Nonostante il tentativo nel 2008 di inserire la parto-analgesia perdurale nei LEA (livelli essenziali di assistenza) ancora oggi in Italia meno di un terzo degli ospedali garantiscono un servizio di parto-analgesia gratuito 24 ore su 24 laddove invece questa tecnica è ampiamente diffusa nei paesi anglosassoni.

Quanto è importante avere un buon rapporto con il proprio anestesista? Può essere importante conoscerlo prima del parto?

La figura dell’anestesista ha un’importanza rilevante nel travaglio di parto, non solo per le sue competenze puramente tecniche e per la capacità di collaborare con il ginecologo e l’ostetrica in caso di urgenze materno-fetali, ma anche per il rapporto umano profondo che si instaura con la paziente durante un’esperienza così intensa e unica come il parto. Conoscere prima l’anestesista che ci seguirà può contribuire a ridurre l’ansia e a sciogliere ogni dubbio riguardo alle tecniche che potranno essere messe in atto per rendere l’esperienza del parto il più piacevole possibile.

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