Parto in casa: intervista all'autrice 

 - 16 Maggio 2010

E' uscito il libro Parto in casa - Istruzioni per l'uso, e l'autrice Elisabetta Malvagna, giornalista Ansa, blogger e mamma di due bimbi nati in casa, ha risposto alle nostre domande e ha approfondito con noi il tema del parto naturale e della gravidanza.

Ciao Elisabetta, sappiamo che hai già scritto un libro dedicato al parto "Partorire senza paura". Ma tu, quando aspettavi il tuo bambino non eri un pochino spaventata?

E se lo eri, chi ti ha aiutato?

"Lo confesso: avevo più paura dell'ospedale che del parto in sé. Ho pensato 'la gravidanza procede bene, non mi sono mai sentita così 'potente', perché mi dovrei ricoverare? Cosa mai dovrebbe succedere?'. L'idea di essere manipolata da persone sconosciute, tra mascherine, siringhe, procedure sanitarie per lo più misteriose, in un momento cosi' delicato e intimo, mi faceva sentire a disagio. E poi, diciamolo, in ospedale devi avere un pò di fortuna: dipende da chi trovi, dall'orario, dal giorno in cui vai...  Per cui, piano piano, mi sono sempre più convinta che, in assenza di patologie, ci volesse più coraggio a partorire in ospedale che a casa. Ero partita con grande entusiasmo ma anche con una certa confusione rispetto a ciò che mi si prospettava."

Hai trovato supporto nelle strutture ospedaliere?

"Un giorno andai nel reparto maternità dell'ospedale. Feci alcune domande all'ostetrica di turno sulle procedure previste per la mamma e il neonato. Le risposte furono evasive, lei era seccata e anche un pò indispettita. Vabbè che le partorienti sono considerate, a torto, delle pazienti, ma un pò di dialogo, di ascolto e di pazienza da parte degli operatori faciliterebbero le cose e diminuirebbero certamente i contenziosi legali che, secondo gli stessi ginecologi, sono la principale ragione del ricorso al cesareo. Comunque, con mio marito partecipai anche a un incontro di future mamme con il primario del reparto. Strano: dopo 10 minuti si parlò subito di anestesia, di cesareo, di cateteri e flebo. Sarà che mia madre ha avuto tre parti spontanei e i suoi racconti sono sempre stati molto sereni, ma io il parto non l'avevo mai vissuto come un evento traumatico e pericoloso. Da anni mi batto anche per questo: se continueremo a vivere la nascita dei nostri bambini come qualcosa di estraneo da noi e dal nostro corpo,  a considerarci incapaci di partorire senza l'intervento della chimica e dalla chirurgia, ma soprattutto sovrastate dall'ansia e dalla paura che succeda qualcosa di terribile, trasmetteremo questa cultura anche ai nostri figli. E la catena non si romperà mai. Anzi, andrà sempre peggio, come si è verificato negli ultimi anni. Basti pensare che negli anni Sessanta i cesarei erano pari al 5%, negli anni Ottanta sono passati al 20, e ora siamo arrivati al 40%"

Quindi in un paese dove aumentano ogni anno i parti cesarei, cosa ti ha spinto a ricercare la naturalità, l'intimità possiamo dire, di un evento così importante?

C'è una frase, letta non ricordo dove, che per me è stata illuminante : nello stesso giorno in cui partorisci, altre 300 mila donne stanno facendo la stessa cosa Come dire, non sarà poi così terribile, ce la posso fare anch'io!

Leggendo diversi testi sull'argomento e navigando in internet, ho scoperto che fuori dai confini italiani ci sono da molti anni movimenti e associazioni che  promuovono il parto naturale. E che l'uso di sostanze chimiche che annullano il dolore del travaglio e del parto, inibiscono la capacità del corpo femminile di produrre da solo le sostanze antidolorifiche necessarie a gestire le contrazioni. Ma anche che si può partorire per via vaginale dopo un cesareo; che se la donna è libera di scegliere le posizioni durante il travaglio, il parto è meno doloroso e più breve; che spesso si interviene con il taglio cesareo anche quando non è necessario; che lasciare una donna tranquilla a fare il suo lavoro, incoraggiandola e non minacciandola, evitando di interferire continuamente per paura che succeda qualcosa o perché le cose non si svolgono secondo i ritmi e le regole stabilite dalle strutture sanitarie, è la migliore garanzia del successo di un parto. Ma tutto questo nelle strutture sanitarie viene spesso ignorato. Sono come catene di montaggio, bambinifici che seguono regole standardizzate per tutte, dove le esigenze e i bisogni delle partorienti vengono ignorate. E dove non si spiega loro cosa sta succedendo, perché e come si decidono interventi chimici e chirurgici. Basti pensare che nel 50% dei casi nelle schede di dimissione non viene scritto il motivo del cesareo e le episiotomie vengono fatte senza il consenso"

Possiamo chiederti come hanno reagito le donne che avevi intorno davanti alla tua scelta?

Hai trovato molto scetticismo

Devo confessare che 12 anni fa, quando ho partorito Sara, la mia primogenita, la reazione più comune era "ma sei matta?. I più aperti commentavano "ma non hai fatto in tempo ad arrivare in ospedale", oppure "e se succedeva qualcosa". Molti non sanno che nella maggior parte dei casi, direi nel 99 per cento, il motivo del trasferimento da casa in ospedale non è perché succede qualcosa, ma perché non succede nulla,  il travaglio non procede, subisce un rallentamento. Questo spesso avviene perché la mamma non ha elaborato sufficientemente l?accettazione del dolore, o perché intervengono fattori esterni: quando si è in travaglio è fondamentale trovarsi in un ambiente favorevole, circondate da persone amiche, che ti sostengono e ti supportano nelle fasi più difficili. In questo senso, il parto in casa garantisce l'assistenza di un'ostetrica specializzata che ti segue durante la gravidanza, il parto e il post-parto. E, come dice Verena Schmid, che ha un'esperienza trentennale nei parti domiciliari e dirige la Scuola Elementale di Arte Ostetrica di Firenze (autrice della prefazione del mio libro), è proprio la continuita? assistenziale a rendere il parto a casa molto sicuro

"In ospedale comanda l'orologio, non la donna e il bambino. I tempi sono stabiliti dalla struttura e

non dal processo fisiologico del parto. E' interessante il caso degli Stati Uniti, dove la maggior parte dei parti avvengono dalle 9 alle 17 e i parti d'urgenza dal lunedì al venerdì. In Italia si sta verificando la stessa cosa. Ogni parto ha i suoi tempi, perché ogni donna è diversa, fisicamente e psicologicamente. La cosa grave è che stiamo perdendo la consapevolezza del nostro corpo e delle sue potenzialità . Se avessimo più fiducia nella nostra competenza di madri, ci stupiremmo di quanto é forte e perfetto il nostro potere procreativo"

Ogni donna ha il suo particolare percorso ma tu puoi dare un consiglio "universale" per affrontare la gravidanza e il parto con serenità?

Per affrontare la gravidanza e il parto con serenità il mio appello alle donne è : informatevi e non credete ai tanti luoghi comuni sulla nascita, ma alla vostra capacità di madri.

Vi è stato fatto credere che il cesareo è solo un taglietto: non è cosi. Molte donne scelgono il cesareo programmato per evitare i dolori del travaglio o per motivi professionali.

Ma non viene loro detto che è un intervento chirurgico che triplica il rischio di mortalità materna, che  riduce la possibilità di avere altri figli, aumenta il rischio di gravidanze extrauterine e di difficoltà respiratorie per il neonato.  Le evidenze scientifiche hanno d dimostrato che l'assistenza femminile é la migliore garanzia di successo di un parto, che la privacy, la libertà di movimento, l'appoggio del partner o di figure amiche e il fatto che la donna si senta supportata e in un ambiente protetto, sono tutti elementi fondamentali per dare alla luce i propri bimbi con gioia e in totale sicurezza.

Per avere più informazioni visitate i siti di Elisabetta Malvagna: Partoriresenzapaura e Partoincasa

E sul nostro forum discussione aperta: fateci sapere come la pensate sul tema parto in casa!

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