La procreazione medicalmente assistita 

Cos’è la PMA, o procreazione medicalmente assistita? In quali casi può essere d’aiuto? Per capire qualcosa di più ci siamo rivolti al dott. Massimo Bertoli, ginecologo e Direttore del Centro di terzo livello dell’Azienda ospedaliera Carlo Poma di Mantova.

 - 20 Dicembre 2011

Cos’è e a chi serve la PMA o procreazione medicalmente assistita ? Quali sono i  rischi? Abbiamo intervistato il Dottor Massimo Bertoli, Direttore del centro di PMA di terzo livello dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova, per capirne qualcosa di più.

Dottor Bertoli, innanzitutto, cosa si intende per procreazione medicalmente assistita (o PMA)?

La procreazione medicalmente assistita (o PMA) è – di fatto – una tecnologia messa in atto per ovviare a cause di infertilità: il compito è proprio quello di “by-passare” le cause di infertilità. All’interno della PMA sono comprese diverse procedure, dalle più semplici alle più complesse, comunque tutte volte a favorire l’insorgenza di una gravidanza. Si va dalle tecniche dell’induzione dell’ovulazione a l’inseminazione intrauterina fino alle tecniche di fecondazione in vitro. La scelta  di eseguire una tecnica rispetto ad un'altra è in funzione dalla diagnosi che emerge dopo avere svolto gli esami inerenti l’apparato riproduttivo sia maschile che femminile. La PMA è una scienza molto giovane che nasce di fatto nel 1978 quando Robert Edwards, premio Nobel per la medicina nel 2010, mise a punto la tecnica di fecondazione in vitro che portò alla nascita della prima bambina “in provetta” al mondo, Louise Joy Brown. Oggi i bambini nati nel mondo con queste procedure si stima siano circa 4.500.000 e rappresentano il 2-3% di tutti i nati nei paesi industrializzati.    

In cosa consistono le diverse tecniche?

Ci sono molte tecniche di PMA, quella di cui ci occupiamo noi prevalentemente - come centro di terzo livello (i centri di PMA si distinguono in centri di primo, secondo e terzo livello in base al tipo di tecnologia presente n.d.r.) – rientrano nel campo della fecondazione in vitro o FIVET (mediante procedura standard o mediante Inizione Intracitoplasmatica dello spermatozoo ICSI). Queste tecniche consistono nel fare fecondare gameti maschili e femminili al di fuori dell’organismo materno. Generalmente sono indicate quando è presente un quadro di sterilità maschile severo o quando siamo di fronte ad una sterilità femminile da occlusione tubarica bilaterale .

Invece, per una coppia con cause sterilità, sia essa di origine maschile o femminile,  di entità medio-lieve, le tecniche tendono  a semplificarsi. In genere si attuano tecniche che favoriscono il processo di fecondazione in vivo (cioè all’interno dell’ organismo materno). Queste tecniche si basano su un’ induzione multipla all’ovulazione molto modesta (non si portano a maturazione mai più di tre follicoli il che, tradotto, significa che matureranno al massimo due o tre ovociti) dopo di che, si induce l’ovulazione e, a seguire entro 36 ore, si trasferisce il liquido seminale, previa sua capacitazione in laboratorio,  sul  fondo dell’utero, cosi facendo si fa in modo di fare arrivare più spermatozoi e più ovociti nella porzione ampollare della tuba, luogo deputato al processo di fecondazione in vivo,  pertanto  si aumentano le possibilità che i gameti s’incontrino.

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