La procreazione medicalmente assistita 2 

Continua il nostro viaggio nel mondo della PMA, con le spiegazioni del dott. Massimo Bertoli, ginecologo e Direttore del Centro di terzo livello dell’Azienda ospedaliera Carlo Poma di Mantova.

 - 20 Dicembre 2011

Dottor Bertoli, a chi è consigliata la  Procreazione Medicalmente Assistita?

Ad una coppia di circa trent’anni, trenta due (che ormai è diventata l’età media del primo parto), dopo un anno di rapporti sessuali finalizzati alla procreazione ma non andati a buon fine, io consiglierei di chiedere qualche informazione e fare qualche accertamento per verificare se c’è una causa o invece quella coppia ha solo bisogno di un tempo più lungo della media per procreare.

E’ vero che, con la PMA, anche donne di età avanzata possono realizzare il sogno di una gravidanza?

Assolutamente no. Quel che la gente non sa è che l’infertilità non è aumentata, il problema è che si fanno i figli in età più avanzata. Molte pazienti pensano di by-passare il problema dell’età ricorrendo alla PMA, ma non è così. Chi detta l’entità del successo in un rapporto sessuale è l’età della donna. Più l’età va avanti, più si riducono i tassi di successo. Una donna di trenta’anni, ha una percentuale del 30% di possibilità che un rapporto finalizzato alla procreazione vada a buon fine, una di quaranta solo il 10-15%...La possibilità di una gravidanza con un buon esito, attraverso la PMA, qualunque tecnica adottiamo, in una donna di quarantacinque anni è dell’1%. Alcune donne dello star system sono riuscite ad avere una gravidanza in età molto avanzata forse ricorrendo all’utilizzo di ovociti di altre donne (ovodonazione). Da noi è vietato, ma è praticabile nella maggioranza dei paesi europei.

Quali sono i rischi della PMA?

Gli studi che sono stati fatti su bambini nati con la PMA ci consentono di stare tranquilli, anche se dovremmo avere più numeri. Per quel che riguarda lo sviluppo cognitivo i risultati confermano che questi bambini hanno il medesimo sviluppo degli altri. Del resto, le tecnologie di PMA by-passano gli ostacoli ma non alterano le cellule, si ripete esattamente quello che succede in natura.

Spesso si sente parlare della sindrome da iper stimolazione ovarica: raramente in procedure a bassa tecnologia si verifica. Nelle pazienti che si affidano alla fecondazione in vitro a volte ci può essere una super-produzione di ovociti che incide dal 3 all’8%. E’ però di grado lieve o moderato nella maggioranza dei casi, per cui una paziente dovrà restare a casa al riposo e il centro farà un monitoraggio. Il vero problema riguarda l’1,8% delle pazienti che devono essere ricoverate. Si tratta però di un fenomeno abbastanza raro, era più frequente alcuni anni fa in quanto le stimolazioni a cui venivano sottoposte le pazienti erano più aggressive, oggi essendo migliorata la tecnologia a disposizione non abbiamo più la necessità di avere grandi quantità di ovociti, perche anche con un numero minore otteniamo gli stessi risultati.

Dottor Bertoli, come si individua un buon centro per la  PMA?

Se quando si arriva in un centro, alla prima domanda che solitamente le coppie fanno, ovvero quali sono le probabilità di successo di una gravidanza con la PMA, si risponde menzionando i dati dei registri europei, americani etc., in funzione della età della paziente. Così facendo non si creano false aspettative nelle coppie, riportando la reale efficacia di queste procedure a mio avviso qualifica una equipe e un centro: noi infatti non “creiamo assolutamente nulla”, mimiamo solamente ciò che avviene in natura cercando di aggirare gli ostacoli che si frappongo nel processo riproduttivo umano.  Poi la componente della fiducia che si instaura tra medico e paziente è molto importante per potere alleviare lo stress psicologico  che queste procedure possono a volte comportare.

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