Toxoplasmosi: cos'è e come prevenirla 

Non tutte le future mamme sanno cosa sia la toxoplasmosi. Facciamo chiarezza, tra prevenzione e false credenze

di Serena Allevi
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Toxoplasmosi è un termine che si inizia a conoscere da vicino solo quando si desidera un bebé o si è all'esordio di una gravidanza. Attorno alla toxoplasmosi ruotano numerose credenze, alcune false e tramandate di generazione in generazione.

Per fare un esempio, alcune donne pensano ancora di doversi "sbarazzare" del gatto (o anche del cane) quando aspettano un bambino, convinte che l'animale domestico possa contagiare la futura mamma (e il feto) anche soltanto con la sua presenza in casa. Cerchiamo di fare chiarezza in merito.

Cos'è la toxoplasmosi

La toxoplasmosi è una malattia causata da un parassita specifico: il toxoplasma gondii. Questo parassita può essere trasmesso all'uomo dagli animali, ma attraverso alcune precise vie di contagio: le feci del gatto (o del cane se affetto da toxoplasmosi, la carne cruda e i vegetali contaminati dalle feci del gatto (o del cane).

La toxoplasmosi, se non si è in gravidanza e il sistema immunitario è sano, non comporta particolari rischi o problemi. Tanto che una buona parte della popolazione ne possiede gli anticorpi poiché l'ha già contratta nel corso della vita senza accusare alcuna sintomatologia. Però, la toxoplasmosi contratta in gravidanza diventa davvero molto pericolosa.

Toxoplasmosi in gravidanza

La toxoplasmosi contratta in gravidanza, infatti, può causare gravi problemi sia al decorso della stessa gestazione, sia allo sviluppo del feto. Il parassita viene trasmesso dalla mamma al feto attraverso la placenta.

I rischi correlati alla toxoplasmosi in gravidanza sono aborto nelle prime settimane e ritardi nello sviluppo mentale del bambino. Dunque, risulta fondamentale che la futura mamma si sottoponga alle analisi previste in merito.

La ricerca degli anticorpi della toxoplasmosi (le igG toxoplasma) è prevista dal protocollo sanitario e rientra negli esami gratuiti richiesti alla donna all'inizio della gestazione.

Se le analisi danno come risultato igG superiore a 0,65, allora la futura mamma ha già contratto la toxoplasmosi nel corso della sua vita e ha gli anticorpi per affrontare il parassita. Se questi valori invece sono inferiori a 0,55, la donna in gravidanza dovrà seguire scrupolosamente alcune norme igienico-alimentari per non entrare in contatto con il parassita.

Con valori compresi nel range intermedio (0,55-0,65), si parla di "dubbio" e, dunque, è bene agire come se l'esito delle analisi fosse negativo.

Sintomi della toxoplasmosi

Ma come si manifesta la toxoplasmosi? In condizioni immunitarie normali e non in gravidanza, il parassita rimane silente anche per tutta la vita. Infatti, non ci si accorge di esservi entrati in contatto.

Se il sistema immunitario è debole e in gravidanza, invece, i sintomi della toxoplasmosi possono essere: febbre, mal di gola, linfonodi gonfi, dolori muscolari, mal di testa e spossatezza. Dunque, una sintomatologia comune alla maggior parte delle infezioni batteriche o virali e, per questo, non facilmente riconoscibile.

Come si trasmette la toxoplasmosi

La toxoplasmosi si trasmette esclusivamente entrando in contatto diretto con il parassita, ovvero ingerendolo. Il parassita vive nelle feci degli animali, compresi gatti e cani (anche il cane può contrarre la toxoplasmosi se entra in contatto con le feci infette del gatto o mangia cibi contaminati), nella carne cruda, nel latte crudo (per trasmissione dall'animale) e nei vegetali crudi non accuratamente lavati.

Quindi, se si hanno gatti o cani, la sola norma da tenere a mente è quella di proteggere le mani quando si cambia la sabbietta o quando si porta il cane a fare i suoi bisogni. E di lavarsi accuratamente le mani una volta completata l'operazione. La stessa accortezza va adottata quando si eseguono lavori di giardinaggio (guanti e lavaggio mani).

Ma si tratta di norme igieniche seguite di prassi anche in condizioni "normali". Tenere in casa gatti o cani e coccolarli non espone la futura mamma alla toxoplasmosi. È, invece, importante che il gatto non salga sui ripiani della cucina o sul tavolo.

Toxoplasmosi: cosa non mangiare

Se la futura mamma non ha gli anticorpi per la toxoplasmosi, è importante che segua alcune regole alimentari per non rischiare di entrare in contatto con il parassita.

La prima regola d'oro riguarda la verdura e la frutta, apparentemente innocue. Per tutta la durata della gravidanza, e anche oltre, è importante assicurarsi di lavare per bene i vegetali crudi prima del consumo. Anche gli utensili utilizzati per lavorare e cucinare i vegetali crudi vanno lavati con molta perizia.

Inoltre, non bisogna mangiare cibi e carni crude. Soprattutto: carni crude di maiale, agnello e manzo. No, inoltre, agli insaccati: anche se il prosciutto cotto è per definizione "cotto", può comunque essere entrato in contatto con il parassita mentre è stato affettato.

Dunque, è importante cuocere tutto per bene ed evitare anche latte e formaggi crudi.

Cura della toxoplasmosi

In gravidanza, la toxoplasmosi va prevenuta poiché, una volta riconosciuta, ha già causato gravi danni. In condizioni immunitarie normali e in assenza di gravidanza, la toxoplasmosi si autorisolve, non dà sintomi evidenti e non richiede particolari terapie.

In tutti gli altri casi, invece, la cura è a base di farmaci antibiotici e antimalarici.

 

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