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Le coliche del neonato: i consigli di Nestlé 

di Sabina Montevergine  - 17 Settembre 2010
 

In Italia più del 50% dei lattanti soffre di disturbi gastro-intestinali. Questi disturbi spesso sono associati a crisi di pianto, coliche infantili che rappresentano uno dei problemi più comuni nei primi tre mesi di vita interessando fino al 28% dei lattanti, con forti ripercussioni anche sulla qualità di vita dei genitori.

Quando possiamo parlare di coliche?

Non bisogna pensare alle coliche ogni volta che il neonato piange.
Il neonato, per comunicare le proprie sensazioni e le emozioni che prova, ha a disposizione due strade strettamente collegate: il corpo e il pianto.

Il pianto è quindi lo strumento principale di comunicazione: desiderare che il proprio piccolo non pianga sarebbe come desiderare che non parlasse, che non ci dicesse come si sente, cosa prova. I motivi per cui il bambino piange possono essere molteplici: fame, disagio, dolore, noia, solitudine, paura, sonno, sovrastimolazione ecc...

E’ utile quindi riuscire a differenziare i vari tipi di pianto. Il pianto da colica in particolare assume delle caratteristiche specifiche che lo rendono abbastanza riconoscibile.
Per distinguere le coliche dagli altri episodi di pianto si applica comunemente la “regola del tre”. In base a questa regola, formulata da Wessel nel 1954, sarebbe affetto da coliche un lattante soggetto a episodi di irritabilità con agitazione o pianto della durata di più di tre ore al giorno, con una frequenza pari ad almeno tre giorni alla settimana e da almeno tre settimane consecutive.

Ma ci sono diversi segnali che possono aiutare a riconoscere i pianti da colica:

  •  Si manifestano precocemente (entro 10-20gg dalla nascita)    
  •  Mentre  la prima parte della giornata è generalmente calma, le crisi si  manifestano alla fine del pomeriggio o di sera, protraendosi a volte  anche per una parte della notte;    
  •  Spesso  si scatenano dopo il pasto quando inizia la digestione;    
  •  Il  bambino si agita e urla per ore in modo ostinato;    
  •  Vi  è una mimica facciale e dei movimenti del corpo che evocano una  forte sofferenza digestiva.    

 

Le cause delle coliche

 

Sono state formulate varie ipotesi, ma dopo decenni di ricerche i motivi per cui si verificano non sono ancora chiare.
Sicuramente ha un ruolo rilevante l’immaturità fisiologica dell’organismo del lattante.
L’apparato digerente non è ancora del tutto efficiente e deve completare la sua maturazione.
Tra i fattori coinvolti nei disturbi digestivi del lattante, spesso accompagnati da crisi di pianto, vi sono anche l’alterazione della microflora intestinale, la digestione limitata del lattosio, la ridotta motilità intestinale.

Crisi di pianto in corso: come intervenire?

Il primo passo per trattare le coliche è quello di rassicurare i genitori, ricordando che non si tratta di una malattia, ma di una condizione che è destinata a risolversi nel tempo” – dichiara Paola Romitelli, psicologa - Consulente per il sostegno alla genitorialità. “I genitori dovrebbero dunque imparare a riconoscere il pianto causato dalle coliche, in modo da dare una risposta equilibrata, agendo con calma e senza iperstimolare il piccolo.

Possono quindi essere utili i tradizionali consigli sul “come reagire: il saper fare”; ad esempio:  

  • favorire  il contenimento: abbracciandolo e facendogli sentire il contatto  fisico.    
  • massaggiargli  il pancino, sempre il senso orario per favorire i movimenti  intestinali  
  • fare  un giretto in macchina  
  • tenerlo  in posizione prona

 

Ma oltre al saper fare, è importante anche il “saper essere”, ovvero imparare a gestire le proprie reazioni emotive. La consapevolezza è, infatti, il primo passo verso la comprensione di se stessi, del proprio modo di essere e di reagire alle varie situazioni che la vita ci presenta. La conoscenza e il sapere ci aiutano ad orientarci verso comportamenti più consapevoli. Sapere che il pianto da colica è inconsolabile, ad esempio, è di aiuto, e solleva dalla frustrazione.

 

La soluzione per il benessere digestivo: i fermenti lattici vivi L. reuteri

Fino ad oggi i rimedi utilizzati per affrontare il problema si sono rivelati inefficaci o insufficienti: ora le ricerche condotte dall’equipe del dott. Francesco Savino – Dirigente Medico presso il Dipartimento di scienze pediatriche e dell’adolescenza dell’Università degli Studi di Torino, Ospedale Infantile Regina Margherita – hanno dimostrato l’efficacia dei fermenti lattici vivi L. reuteri nel ridurre la durata del pianto del lattante, una delle manifestazioni più comuni dei disturbi gastro-intestinali del lattante. Dopo tre settimane di trattamento a base di L. reuteri, il tempo medio delle crisi di pianto si riduce fino al 90%.

Fino ad oggi il L. reuteri è stato utilizzato sotto forma di integratori, soprattutto nel lattante già affetto da coliche. “Tuttavia, viste le sue proprietà, può essere utilizzato in generale per garantire il benessere digestivo del bambino, perché grazie alla presenza dei lattobacilli favorisce una microflora più fisiologica”– dice il dott. Savino.

Fermenti lattici L. reuteri anche nel latte formulato:

Il latte materno è sempre l'alimento ideale per il lattante.

Il modello ottimale dal punto di vista della nutrizione infantile prevede l’allattamento esclusivo al seno fino a sei mesi e, in un secondo tempo, l’aggiunta di alimenti che integrino gli apporti di nutrienti essenziali per la crescita.” – dichiara Giuseppe Banderali, Vicedirettore Clinica Pediatrica Ospedale San Paolo, Università degli Studi di Milano

Ma quando l'allattamento al seno non è possibile o è insufficiente, è indispensabile utilizzare un latte specifico, adeguato a soddisfare i fabbisogni nutrizionali del bambino.  

Negli ultimi anni il Centro di Ricerca di Nestlé a Vers-chez-le-Blanc (Svizzera) si è concentrato sulla microflora intestinale, individuando i fermenti lattici più sicuri ed efficaci per il lattante ed è nato così il primo latte formulato già supplementato con L. reuteri: Nestlé Mio 2.

Il nuovo latte Nestlé Mio 2 ha una formulazione specificatamente studiata per offrire il corretto apporto proteico e la giusta composizione in termini non solo di macro ma anche di micronutrienti, come il ferro, secondo le esigenze nutrizionali dei lattanti fino all’anno di età.  

In più, ha una formula esclusiva con i fermenti lattici L. reuteri.

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