Gli scacchi a scuola? Ottima idea! 

Conto alla rovescia per migliaia di bambini che tra pochi giorni si troveranno tra i banchi. E dovranno vedersela con analisi logica, compiti in classe, poesie da imparare a memoria.Tanta fatica, molta concentrazione. Ma un alleato ce l’hanno: la scacchiera. Il perché ce lo racconta qui Carlo Alberto Cavazzoni, scacchista di fama mondiale e insegnante “giocologo”

di Rossana Cavaglieri  - 15 Settembre 2010
 

Comincia la scuola. E per tantissimi di bambini in tutta Italia c’è una materia che nessuno si aspetterebbe: gli scacchi.

«Stiamo parlando di quel gioco difficile che obbliga a stare ore inchiodati alla sedia, insomma qualcosa che ai piccoli non piace?» chiedo subito a Carlo Alberto Cavazzoni, scacchista di fama mondiale e insegnante “giocologo”. «Niente affatto!» mi risponde.

«Tutto dipende da come gli scacchi si insegnano». Il suo metodo è davvero originale e si basa su divertimento e magia: ne parlerà al prossimo Festival della mente  nella sezione per i ragazzi. Ma al tradizionale appuntamento dedicato alla creatività, che si tiene a Sarzana (La Spezia) dal 3 al 5 settembre, ci saranno anche incontri per i genitori, con importanti scienziati e filosofi come Edoardo Boncinelli e Maurizio Ferraris.

A prima vista sembra solo un gioco, ma ci spiega i vantaggi degli scacchi, se entreranno nei programmi scolastici?
«Si è visto che i bambini diventano più brillantiin tutte le materie. Sicuramente sono avvantaggiati in matematica. Negli scacchi il cervello deve mettere in atto le stesse facoltà necessarie per il calcolo matematico, stimolando il pensiero astratto, la capacità di risolvere i problemi, ma anche memoria e concentrazione.Pensi solo che giocando bisogna continuamente passare dal particolare della mossa al generale della scacchiera, valutando tutte le possibilità».

Allora gli scacchi sono come una ginnastica per i neuroni?
«Proprio così! E chi li impara diventa anche più bravo in lingue, perché gli scacchi fanno lavorare sia l’emisfero sinistro del cervello, collegato alle facoltà logico matematiche, sia il destro che riguarda la creatività e la poesia.I bambini si esprimono meglio e usano l’immaginazione.E riescono anche in analisi logica: un alfiere, a seconda del posto che occupa nella scacchiera, cambia tutta la strategia.Come il soggetto in una frase».

A volte i bambini sono preparati ma alle interrogazioni fanno scena muta. Non mi dica che gli scacchi li rendono anche più sicuri!
«Sì.Consideri che per giocare bisogna esercitare stabilità mentale e autodisciplina. Gli scacchi sono come una guerra dove ci si deve confrontare a mente lucida con un avversario e pianificare delle azioni.L’allenamento aumenta la fiducia in sé e aiuta a controllare le emozioni, tutti fattori che nella vita si rivelano preziosi».

Tanti ragazzini, però, fanno molta fatica a concentrarsi...
«È così! Infatti ci sono quelli che mi dicono: “Maestro, non sono capace”. Ma poco alla volta, conquistati dal gioco, imparano a riflettere. Pensi che l’attuale campione mondiale di scacchi, Viswanathan Anand, viene dall’India. E quel Paese,dove la meditazione è una tradizione millenaria, oggi sta sfornando i più grandi esperti  in informatica e matematica. È una dimostrazione che la riflessione potenzia la mente».

Ma ci dica, qual è il suo segreto per trasmettere ai piccoli la passione per gli scacchi?
«Seguo il consiglio di Sant’Agostino che diceva: “Nutre la mente solo ciò che la rallegra”. Entro in classe vestito da Scaccopazzo,con un cappellone e una divisa buffa, e i bambini rimangono subito affascinati. Poi gli parlo con il cuore, racconto favole e filastrocche. Sono come un pifferaio magico,e anche i più distratti restano sorpresi e conquistati perché l’emozione fa penetrare il ricordo.Vede, oggi i piccoli hanno bisogno di sognare, io li introduco in questo mondo magico e loro sono contenti di imparare».

A che età consiglia di iniziare?
«Gli anni migliori sono dalla prima elementare fino alla quinta,l’età d’oro del cervello.Ma mi piace dire che gli scacchi sono un gioco democratico, per due motivi. Perché insegnano le regole della convivenza civile e perché sono adatti a tutti. Poi,nelle classi di oggi favoriscono l’integrazione sociale.Ricordo un bambino rumeno che non parlava una parola di italiano, ma sapeva giocare a scacchi. In breve è diventato amico di tutti».

E gli scacchi on line, non rischiano di diventare un passatempo solitario? I genitori si preoccupano se i bambini passano troppo tempo davanti al pc...
«Al contrario. Milioni di persone ogni giorno si collegano da tutto il mondo perché chi ha la passione la coltiva anche così. Io ho un appuntamento quotidiano con un camionista messicano e poi, a seconda dei fusi orari, con un giocatore inglese o uno turco. Gli scacchi sono davvero stupendi. Pur essendo antichi di qualche migliaio d’anni (l’origine è ancora misteriosa) sono riusciti a sposare la tecnologia più moderna.

Come se avessero il segreto dell’eterna giovinezza. Non ci crede?
«Guardi me.Non ho mai smesso di giocare e oggi, a 56 anni suonati, mi sento un ragazzino...».

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