- frutta nel piatto = - voglia di studiare 

La carenza di frutta si traduce in stanchezza, difficoltà a concentrarsi e svogliatezza

di Alessandro Pellizzari  - 20 Settembre 2012

Tempo di compiti e lezioni e il bambino non mangia la frutta? Potrebbe risentirne la pagella. «Vitamine come la C e quelle del gruppo B danno energia alle cellule del sistema nervoso centrale, i neuroni» spiega Diana Scatozza, specialista in scienza dell’alimentazione a Milano. «Una carenza di queste sostanze si traduce in stanchezza, difficoltà a concentrarsi e svogliatezza».

Ci vuole una macedonia

Ogni giorno un bambino dovrebbe mangiare un frutto grande e due piccoli, meglio se lontano dai pasti principali. «Un’idea è presentarglieli già sbucciati e tagliati come macedonia» suggerisce Scatozza. «Oppure frullati con latte o yogurt, ma va bene anche una spremuta. L’importante è che il bambino li consumi appena preparati, per evitare la perdita delle vitamine al contatto con l’aria».

E (a volte) un integratore

Se c’è già una carenza, mentre lo si aiuta a prendere confidenza con la frutta, il pediatra può prescrivere degli integratori. «Il vantaggio è che apportano una buona quantità di vitamine in modo veloce e con un unico gesto» conclude Diana Scatozza.

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