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Bambini, nati per essere digitali 

Guardano i film in 3D, usano il cellulare e giocano con la playstation. Sono i bambini della digital kids generation. Ma i gadget elettronici hanno anche delle controindicazioni. Caso per caso, ecco i consigli utili a mamma e papà

di Silvia Calvi  - 31 Dicembre 2010
 

La visione dei film a tre dimensioni può danneggiargli la vista?
La parola all’esperto «Con questo tipo di tecnologia le immagini vengono percepite in tre dimensioni perché sono dissociati i segnali per l’occhio destro da quelli diretti al sinistro» spiega Paolo Nucci, direttore della clinica oculistica universitaria dell’Ospedale san Giuseppe di Milano. «È normale, quindi, che chi non ha raggiunto una perfetta visione binoculare, come i bambini, possa avere dei disturbi.Il peggiore? Che, a distanza di ore, continui a vedere sdoppiato». Un effetto transitorio che, però,
preoccupa. Così il ministero della Salute ha preso posizione: gli speciali occhialini sono controindicati per i bambini sotto i 6 anni.«I piccoli, però, non rischiano di diventare strabici o, addirittura, di perdere la vista» conclude l’esperto. «Consiglio semplicemente di programmare una visita preventiva. Sarà l’oculista a valutare se il bambino ha già una buona visione binoculare e può guardare un film in 3D».
Al ristorante è giusto tenerli tranquilli con la Nintendo o l’iPhone?
La parola all’esperto «No, perché, distratti da un videogioco,staranno zitti e fermi ma non condivideranno un bel momento di relazione con gli altri» commenta Francesca Valla, la famosa tata televisiva,  insegnante e scrittrice. «Al contrario, è importante che, fin da piccolissimi, vengano abituati a stare a tavola in modo educato, dialogando con gli altri. Certo, non si può pretendere che un bambino stia seduto al ristorante per due ore filate. Il consiglio, quindi, è di scegliere un locale che abbia uno spazio
dedicato dove, terminato il pasto, possa giocare o disegnare. Oppure, far sedere vicini tutti i bambini della tavolata: loro hanno una grande capacità di stare insieme e si divertiranno a chiacchierare tra coetanei».
Posso far usare il telefono cellulare al mio bambino?
La parola all’esperto «È noto che i telefonini emettono radiazioni, o microonde radio, che si espandono in orizzontale dal telefono verso tutto quello che c’è attorno» spiega Gianfranco Trapani, pediatra. «Più si è vicini all’apparecchio, maggiore è l’intensità di queste onde ad alta frequenza. Le quali, come quelle delle antenne della televisione e della radio, causano un innalzamento della temperatura che può causare danni ai tessuti circostanti. Senza fare allarmismi, la regola di buon senso è di non far usare il telefonino ai bambini sotto i 10 anni, che hanno organismi ancora in formazione. O, se è indispensabile, scegliere la modalità viva voce».
Devo considerare normale che, tra i suoi amici di Facebook ci siano dei ventenni?
La parola all’esperto «Il problema non dovrebbe porsi: sulla home page di Facebook è scritto chiaramente che non possono iscriversi i minori di 13 anni» precisa Francesca Valla, insegnante e scrittrice. «Ma è anche vero che i bambini, già a 8 o 9 anni, hanno dimestichezza con il computer e non mancano quelli che si iscrivono ai social network indicando generalità false. Un errore, perché, se la loro curiosità è naturale, mamma e papà dovrebbero sempre vigilare. E spiegare che gli amici virtuali tolgono tempo alle esperienze giuste per la loro età. E poi un bambino è ancora emotivamente fragile: potrebbe fare brutti incontri senza rendersene conto. Un consiglio: in casa installare il pc in un luogo di passaggio. Così si può sempre gettare un occhio su quello che il bambino sta vedendo. E mettere dei limiti di tempo all’uso del computer».
Va bene che sul mio blog racconti quello che fanno i miei figli?
La parola all’esperto «A mio avviso, no. E, soprattutto, è rischioso mettere on line le foto dei propri bambini» commenta Elisabetta Scala, responsabile dell’Osservatorio media del Moige, movimentogenitori. «La Rete offre molte possibilità ma nasconde anche tante insidie. Tutto ciò che si mette online è destinato a rimanere sul Web e un blog è accessibile a tutti, anche ai malintenzionati. No, quindi, all’abitudine di raccontare dettagli della propria famiglia, specie dei propri figli, indicando orari, luoghi, spostamenti. Sono dati che rendono più facile rintracciare e avvicinare i bambini nella vita di tutti i giorni».

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