Bimbi sereni sul passeggino 

Dagli esperti arriva un consiglio. Almeno fino al primo compleanno, i bambini a spasso cercano gli occhi protettivi della mamma

di Valeria Chierichetti  - 17 Maggio 2007

Cambio di direzione. Se dagli anni Settanta in avanti, il passeggino di un bambino doveva essere orientato "verso il mondo", ora, a detta di uno studio francese, sarebbe meglio ritornare alle vecchie abitudini. Cioè con il suo viso rivolto alla mamma, almeno per il primo anno di età.

Ad affermarlo è stato Olivier Rey, membro del Cnrs, la più grande organizzazione di ricerca pubblica in Francia, che ha effettuato degli studi a proposito. Secondo Rey i piccoli, sistemati con il passeggino verso la strada, non sorridono più. "A chi dovrebbero fare sorrisi?" si è chiesto Rey, visto che l'oggetto della loro serenità-felicità è la mamma, che durante la passeggiata è proprio alle loro spalle? Ecco allora i suggerimenti preziosi della psicologa Roberta Resega.

Lo sguardo rassicura

"A otto nove mesi, il bambino è ancora nella fase degli sguardi, del contatto visivo madre-figlio che si stabilisce fino dai primissimi giorni di vita: un rispecchiarsi a vicenda l'uno nell'altro" dice l'esperta. "Ed è un bisogno di rassicurazione che va "ascoltato" anche durante la passeggiata".

In effetti, se il passeggino è orientato all'esterno non soltanto per il bambino, ma anche per la mamma, è tutto un voltarsi e girarsi: lui vuole sapere se lei c'è, e la mamma rassicurarsi che il figlio stia bene: "Anche perché fino a un anno il bimbo è curioso e avido di nuove esperienze dentro le mura protettive della casa" dice la psicologa. "Ma da quella "cosa incomprensibile" che si chiama mondo può essere spaventato: lo frastornano tanti stimoli visivi e uditivi. E troppi volti che non conosce".

Mantenere il contatto

Spenta la prima candelina, il bambino è pronto a scrutare il mondo dal passeggino. "Senza essere lasciato solo, però. La mamma deve "sentirla" comunque, anche se non può vederla" dice la psicologa. Quindi bisogna parlargli, mostrargli e spiegargli tutto quello che gli può capitare di vedere durante la passeggiata. "Lei deve continuare ad assolvere la sua funzione di "ponte": una sorta di affettuoso e rassicurante interprete di quello che lui guarda e ascolta" aggiunge Resega. "Così continua il gioco di complicità tra madre e figlio". Oltre gli sguardi.

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