Dai mamma, lo faccio dopo 

I compiti, la camera in disordine, la tavola da sparecchiare. Rimandare è lo sport preferito di tanti ragazzini. Proviamo a cambiare musica

di Valeria Chierichetti  - 11 Ottobre 2007

"Ora non posso, lo faccio dopo". A qualsiasi richiesta, sembra che un figlio anche grandicello non sappia rispondere altro. Eppure dovrebbe avere l'età giusta per obbedire senza tante storie. Certo, recenti studi americani sostengono che i ragazzi tra i dieci e i dodici anni sono ancora immaturi e non capiscono facilmente che nella vita ci sono il momento del dovere e quello del piacere. "Credo però che le cause di quest'atteggiamento siano altre" dice Daniela Bavestrello, psicoterapeuta. "E che si possa abituare un  ragazzo a portare a termine i suoi compiti, nei tempi giusti".

Un modo per protestare

"Già in prima media i ragazzini sono abituati a una certa autonomia, come andare a scuola da soli" riprende l'esperta. "È a questo punto che scatta il meccanismo dell'adesso non posso: si sentono cresciuti e cominciano a contestare gli adulti". Il loro è quasi un voler ribadire: "Io sono grande e so da solo quando devo fare certe cose".

Insistere non paga

Diciamola tutta: la tentazione di ricordare a un figlio ogni 10 minuti che deve mettere a posto la sua stanza è forte. "Peccato che non paghi" dice l'esperta. "Un ragazzo, con il tempo, capisce che quest'insistenza è solo un ritornello, un lamento della mamma. E, quindi, se ne infischia perché sa bene che alle parole non seguiranno i fatti".

Trattarlo da grande

"Se si vuole essere ascoltati, è bene puntare sul fatto che a questa età i ragazzini vogliono sentirsi grandi e responsabili" afferma la psicologa. E che tutti hanno passioni a cui non vogliono rinunciare. Che sia la partita di calcio, l'incontro con l'amica del cuore, l'imperdibile puntata del serial televisivo.

"A questo punto, si mettono in chiaro le regole: d'ora in poi, nessuno li solleciterà a svolgere i loro doveri" riprende Bavestrello. "Saranno loro ad assumersi la responsabilità di capire ciò che devono fare. Se passeranno tre ore alla playstation e ancora non hanno aperto libro, sapranno da soli che il tempo è scaduto: per quella giornata niente amici".

Meglio è anche evitare di fare le cose al posto loro. Non è giusto raccattare la biancheria sparsa in giro se un figlio non la mette nel cesto della roba da lavare. Così, il risultato della sua incuria sarà sotto gli occhi di tutti, quando non avrà più una T-shirt pulita da mettersi. Una regola che gli farà capire che la libertà non è anarchia. E che certi compiti, per evitare conseguenze spiacevoli, vanno affrontati nel tempo giusto.

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