La zia: una risorsa preziosa 

Un sollievo quando i bambini sono piccoli, un aiuto in più nell’adolescenza. A un patto: perché tutto fili liscio, la mamma non si deve ingelosire

di Silvia Calvi
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Corbis

 

È affettuosa, divertente e sa tenere i segreti. Non è fissata con le regole e, spesso, è più giovane della mamma. In più, non avendo figli suoi, si presenta sempre con un regalino. Ecco l’identikit della zia, mitica figura da rivalutare.

«Per gli adulti è un’alleata, un aiuto in più su cui contare. Per i bambini, invece, è a metà strada tra il proprio mondo e quello degli adulti» commenta Elena Urso, pedagogista (consulenzafamiliare. com). «Con lei, che non ha responsabilità educative, si sentono liberi ma anche protetti. E finalmente scoprono il piacere di fare delle cose senza uno scopo (didattico, sportivo, creativo) ma, semplicemente, perché “è bello farle”. Con la zia si mangia davanti alla tivù, si fanno selfie buffi o il bagno con le bolle».

Un ruolo da complice

Non solo. «Con lei le ragazzine si confidano sugli amori, fanno shopping o parlano di temi delicati come il sesso o la droga» conferma la pedagogista. La zia invita i tuoi figli per il weekend? «Nessun problema: da un punto di vista educativo è l’occasione ideale per favorire le prime esperienze di distacco e di maggiore autonomia dalla famiglia» suggerisce Elena Urso. «Se i piccoli tornano entusiasti, quasi invaghiti di questa parente creativa e giocherellona, nessuna gelosia. Anzi, se sono stati bene e hanno voglia di raccontare, è segno che sono sereni, hanno interiorizzato bene la figura materna e non confondono i due ruoli: amano entrambe».

Un affetto che non finisce con l’infanzia

Più il modo di vestire o lo stile di vita della zia sono diversi da quelli della mamma, più la prima sarà attraente agli occhi dei figli adolescenti. «I ragazzi subiscono il fascino di adulti differenti dai genitori. Che, in questo caso, non si devono mettere in competizione: è importante (e rassicurante) se i figli, a quell’età, hanno voglia di confidarsi con una persona di fiducia» conclude l’esperta.

Oltreoceano le chiamano Panks

Professional aunt no kids. Così in America sono dette le zie senza figli (Cameron Diaz è una delle più note). Niente a che vedere con le vecchie zitelle. Le Panks hanno un’intensa vita mondana, inondano di messaggini i nipoti e si fanno in quattro per loro. E da noi? Esistono una community (ziario.it) e un giorno, il 26 luglio, dedicato a loro.

Legami di cuore

Non tutte le donne senza figli si prodigano per i nipotini. «Ci sono anche quelle che si presentano solo nelle feste comandate» dice la pedagogista Elena Urso. «Non è un problema. Saranno i bambini a individuare, tra le amiche della mamma, una “zia putativa”, che, senza legami di parentela, stringerà con loro profondi legami di cuore».

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