Dalla parte dei papà 

Quali sono i diritti dei neo-papà che tornano al lavoro? Un papà può beneficiare al posto della mamma di alcuni permessi per occuparsi del bambino? Per capire qualcosa di più, ne abbiamo parlato con l’esperto.

di Ignica  - 18 Novembre 2011

Abbiamo parlato dei diritti delle mamme che tornano al lavoro dopo una gravidanza. Oggi pensiamo ai neo-papà, che hanno voglia di occuparsi dei loro figli e di aiutare e sostenere le loro compagne nella ripresa del lavoro. I loro diritti sono quasi sostanzialmente equiparati a quelli delle neo-mamme. Per capire qualcosa di più, ci siamo rivolti all’Avvocato Stefano Canali de Rossi, esperto in diritto del lavoro e della previdenza sociale.

Avvocato, che diritti hanno in Italia i neo-papà? Quali sono, in cosa consistono?

Con riferimento all'astensione obbligatoria di cui é destinataria naturale la madre - e che é l'astensione per 5 mesi "a cavallo del parto", solitamente due mesi prima e tre dopo il parto ovvero un mese prima e quattro dopo la nascita se lo richiede la madre - e se vengono attestate le sue buone condizioni di salute pre-parto - , il neo-papà può beneficiare di detta  astensione obbligatoria in tutto o nella residua parte non goduta dalla madre soltanto quando (tassativamente) si verifichi una delle seguenti ipotesi: a) morte o grave infermità della madre; b) abbandono del bambino da parte della madre; c) affidamento del bambino al padre in via esclusiva. Durante detto periodo di astensione obbligatoria il padre lavoratore, percepisce un'indennità corrisposta dall'INPS e pari all'80% circa del trattamento economico normalmente percepito in corso di rapporto. In alcuni specifici settori , inoltre, i contratti collettivi di lavoro prevedono che il datore di lavoro debba integrare quanto erogato dall'INPS, fino a concorrenza di quanto spettante per l'intera retribuzione mensile.

Esiste poi il diritto all'astensione facoltativa (altresì chiamata "congedo parentale") che spetta ad entrambi i genitori , indistintamente e quindi anche al padre lavoratore.

Al padre lavoratore spetta, nei primi tre anni di vita del bambino, per 6 mesi se non esercita il diritto la madre; detto termine é infatti da intendersi complessivo per entrambi i genitori, i quali possono liberamente chi tra i due usufruirà dell'astensione facoltativa, ovvero di utilizzarla entrambi nel limite massimo complessivo di 6 mesi, ovvero di non utilizzarla affatto. Durante questo periodo il genitore che ne usufruisce percepisce un'indennità dall'INPS pari al 30% della retribuzione giornaliera.

Esiste anche per il papà un equivalente al permesso per allattamento di cui può beneficiare una neo-mamma?

Il diritto ai riposi "per allattamento" di cui abbiamo parlato per le mamme poi al lavoratore-padre solo in questi casi:

- il figlio é affidato solo a lui.

- La madre non se ne avvale per scelta o perché é lavoratrice a cui non spettano (e cioè non spettano solo alla lavoratrice domestica o alla lavoratrice a domicilio).

- La madre non é lavoratrice dipendente.

- In caso di morte o di grave infermità della lavoratrice madre.

Un papà, sotto un profilo rigorosamente giuridico, potrebbe quindi sostituirsi interamente ad una mamma nell’accudimento dei figli, beneficiando al suo posto di permessi e congedi?

Si, il padre può effettivamente sostituirsi in toto alla lavoratrice madre, ma solo se ricorrono particolari condizioni, di cui ho detto rispondendo alla prima domanda, per quanto concerne l'astensione dei primissimi mesi ed i riposi.

Dal quarto mese di vita del bambino diciamo che un padre lavoratore potrebbe essere molto più vicino al bambino di quanto non sia la stessa madre, nel pieno rispetto del D.Lgs.vo 151/2001 (che non a caso si chiama "Testo Unico delle disposizioni legislative di sostegno della maternità e paternità").  

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