Donne lavoratrici? Per il welfare potenziali badanti 

Un sistema di politiche sociali arretrato e paternalista chiude ancora il lavoro delle donne dentro il recinto della cura e dell'assistenza: un convegno Oseco fa il punto sull'occupazione femminile in Italia e invita al rinnovamento. La crisi? Può essere un'occasione di svolta. Magari detassando i redditi delle donne

di Sara Sironi  - 15 Aprile 2009

Il sistema di welfare italiano si basa ancora su un modello familiare che prevede un capofamiglia maschio lavoratore: l'articolo 37 della Costituzione prevede che le condizioni di lavoro della donna  debbano "consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare" (nel 1948 si presupponeva che le funzioni "familiari" degli uomini non fossero poi così fondamentali, il loro ruolo era "portare a casa la pagnotta").

Purtroppo si preferisce ancora dare sussidi in denaro anziché predisporre strutture rivolte all'accudimento di minori e anziani.

Anche leggi avanzate come la n.53 dell'8 marzo 2000  ("Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città" che prevede part-time reversibile, telelavoro, job-sharing, flessibilità oraria, congedi parentali anche per gli uomini) restano spesso di fatto inattuate e le immagini di donne telelavoratrici perfettamente a loro agio tra biberon, cordless e computer sembrano provenire da un altro pianeta.

Le leggi ci sono, ma la mentalità non cambia e le strutture sociali restano inadeguate. Un recente convegno alla Camera dei Deputati organizzato dall'Oseco  (Osservatorio sulle strategie europee sulla crescita e l'occupazione) conferma un dato di fatto ben conosciuto dalle donne italiane: il basso numero di candidature femminili a ruoli dirigenziali non è dovuto a una carenza vocazionale, ma alle concrete difficoltà nel conciliare carriera e famiglia.

Perfino un ex sindacalista come Savino Pezzotta ha sottolineato che "il welfare fatto per il maschio adulto della fabbrica non va più bene" e il direttore Oseco Pietro Maria Paolucci rincara la dose sottolineando che "il welfare italiano non può andare avanti dando per scontato che le donne italiane vogliano fare le badanti".

Probabilmente le donne preferirebbero fare altro, ma le statistiche dimostrano incrementi proprio nei settori più "femminili" per tradizione. I dati Istat  relativi all'ultimo trimestre 2008 segnalano un aumento dell'occupazione femminile (0,3%) e un calo di quella maschile (0,8%): le richieste arrivano soprattutto dai servizi di cura ed assistenza e le donne sono più disponibili a "riciclarsi" frequentando corsi per lavorare come assistenti e badanti (le iscritte fino a poco tempo fa erano quasi esclusivamente extracomunitarie).

Il tasso di occupazione femminile in Italia (46,6%) resta uno dei peggiori d'Europa, mentre l'obiettivo di Lisbona prevede di arrivare al 60%: l'ultima proposta per incentivare il settore è arrivata ieri e porta la firma del senatore Pietro Ichino. Si tratta di una "detassazione selettiva"  (cioè riservata al reddito da lavoro femminile) che secondo il giuslavorista potrebbe rimettere in moto il nostro sistema economico.

 

 

© Riproduzione riservata
Pubblica un commento
mamme/maternita-e-lavoro/donne-lavoratrici-per-il-welfare-potenziali-badanti$$$Donne lavoratrici? Per il welfare potenziali badanti
Mi Piace
Tweet