Il congedo di maternità ostacola le donne? 

Lo ha detto la presidente (donna) della Commissione per le Pari opportunità inglese. E subito è scoppiata la polemica. Una single e una mamma ci hanno scritto la loro

 - 01 Agosto 2008

Valeria di Napoli, in arte Pulsatilla, autrice di Giulietta Squeenz (Bompiani) e non ancora mamma

«La signora delle Pari opportunità inglesi non ha torto. La maternità è tutta sulle spalle della donna e l'attuale stato dell'arte incoraggia questa tendenza. Dopo un anno torni al lavoro stremata e devi anche sgomitare perché qualcuno ti ha colonizzato la scrivania. Non poche aziende, poi, al momento dell'assunzione fanno firmare una lettera di dimissioni, da utilizzare, eventualmente, quando la dipendente resta incinta. Ovviamente è una procedura altamente illegale, e sarebbe cosa gradita se il governo intervenisse. In ogni caso, far partorire una donna davanti al computer non mi sembra una grande idea, quindi un minimo di tre mesi di maternità deve restare garantito. E magari dovremmo rendere obbligatori i congedi per i papà, soprattutto nel periodo del parto, congedi che in Italia ci sono, ma vengono usati molto poco. E, senza nulla togliere alle giuste aspirazioni professionali delle donne, forse è il caso di arginare l'arrivismo carrierista. Ricordandoci che fare figli è un lavoro socialmente utile, il più utile di tutti. Va fatto, e fatto bene».

NO

Roberta Cocco, direttore marketing centrale di Microsoft Italia, mamma di tre figli

«Basta diritti alle donne per la maternità? L'uscita della presidente della Commissione per le Pari opportunità inglese non può che essere una provocazione. Il congedo di maternità è un diritto che non va messo in discussione, soprattutto in Italia dove la percentuale delle neomamme che abbandona il lavoro è tra le più alte d'Europa. Da quello che ha detto Nicole Brewer colgo però l'invito a riflettere sulla vera natura del problema: le donne ancora oggi faticano a scegliere tra carriera e famiglia. Bisogna impegnarsi contro il declassamento al rientro dalla maternità o, peggio, il mobbing. Come? Incentivando gli asili e il part time. E facendo in modo che le donne possano passare meno tempo in ufficio senza per questo trascurare il lavoro. Esempi di aiuti concreti? Computer portatile, linea Adsl e smartphone aziendali. La mia esperienza di manager e mamma di tre figli dimostra che si può fare. La mia carriera non si è interrotta a causa delle maternità, anzi: un'importante promozione, dopo anni di sacrificio, è arrivata proprio mentre ero in congedo».

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