Lavorare nel sociale: difficile, ma appassionante 

L'indagine "Voci e volti del welfare invisibile", svolta su un campione di 2.500 lavoratori del terzo settore, fa luce sul mondo del welfare

di Sara Sironi  - 28 Maggio 2009

I risultati di un'indagine svolta su un campione di 2.500 lavoratori del terzo settore (assistenti sociali, educatori professionali, sociologi, psicologi, pedagogisti, assistenti domiciliari, mediatori culturali) parlano chiaro:l'operatore sociale è spesso malpagato e ha contratti precari, ma ha tanta passione che lo spinge a proseguire nel suo impegno. Il 65% sono donne, gli stranieri sono meno del 4%, il 76% è soddisfatto dell'organizzazione per cui lavora.

L'indagine "Voci e volti del welfare invisibile"   è stata promossa da diversi esponenti del privato sociale, delle istituzioni e della politica.

E da questo quadro potrebbe uscire anche una proposta di riforma dei servizi alla persona: gli operatori che hanno partecipato all'inchiesta giudicano negativamente l'introduzione delle logiche di mercato e le iniziative caritatevoli modello "social card". Ciò che occorre secondo gli intervistati è un investimento nel welfare allineato alla media europea che possa portare al miglioramento dei servizi sociali, sanitari ed educativi.

 

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