Otto problemi, otto soluzioni 

Dopo anni di collaborazione, non mi hanno rinnovato il contratto. Vorrei fare causa al mio datore di lavoro. Mi hanno proposto un contratto a progetto anche se ho la partita Iva. Il datore di lavoro non vuole rimborsarmi le spese. Ho realizzato il progetto, ma non sono stata pagata. Mi sono fatta male sul lavoro. Mi chiedono di rispettare un orario di entrata e di uscita. Ecco cosa fare

di avv. Ugo di Stefano  - 15 Marzo 2007

Dopo anni di collaborazione, non mi hanno rinnovato il contratto.

In linea generale, una volta che è stato realizzato il progetto stabilito dall'accordo, il rapporto cessa. E il datore di lavoro non è tenuto a rinnovare il contratto, anche nel caso in cui il lavoro venga concluso in anticipo sulla scadenza stabilita. Se, invece, il collaboratore ritiene che, senza questo rinnovo, siano stati lesi i suoi diritti, può rivolgersi a un avvocato del lavoro. Che, se ci sono le condizioni, potrà consigliargli di fare causa (vedere caso 2).

Vorrei fare causa al mio datore di lavoro.

Prima di tutto è bene sapere che il ricorso al Tribunale del lavoro è esente dalle imposizioni fiscali. L'unico costo a carico del collaboratore è quello dell'avvocato. Poi, se il giudice individua delle irregolarità, per esempio riconosce che la natura del rapporto di lavoro era subordinata e non autonoma, il committente è tenuto a due tipi di obblighi. Se la sua azienda ha meno di 15 dipendenti, dovrà versare i contributi previdenziali omessi. Se, invece, l'azienda ha più di 15 dipendenti, è tenuto anche ad assumere il collaboratore. In entrambi i casi, infine, tutte le spese legali saranno a carico del datore di lavoro.

Mi hanno proposto un contratto a progetto anche se ho la partita Iva.

Se un libero professionista non è iscritto a un albo o a un registro professionale, anche se ha la partita Iva può essere inquadrato in un rapporto a progetto. È proprio l'iscrizione a uno di questi elenchi, infatti, che fa la differenza. Per esempio, a un grafico con partita Iva sarà proposto un contratto di lavoro a progetto e, nella fattura, lo stesso potrà indicare la rivalsa previdenziale Inps al 4 per cento perché non essendo iscritto a un albo, non gode di una cassa previdenziale. Invece, a un architetto professionista free lance, iscritto all'albo e titolare di partita Iva, sarà proposto un semplice accordo di collaborazione. In questo caso, l'architetto dovrà emettere fattura e indicare la rivalsa al 2 per cento per recuperare parte dei contributi che deve versare alla cassa di previdenza della sua categoria.

Il datore di lavoro non vuole rimborsarmi le spese che ho sostenuto per realizzare il progetto concordato.

In generale, le spese dovrebbero essere già comprese nel compenso pattuito in fase di contratto. Le parti, però, possono anche accordarsi diversamente. E stabilire il rimborso di eventuali spese eccezionali (succede, per esempio, nel caso in cui la realizzazione del progetto comporti viaggi extra). Anche questo tipo di accordo, però, per evitare discussioni, andrebbe preso prima, in fase di contratto.

Ho realizzato il progetto, ma non sono stata pagata.

In questo caso viene leso un diritto sancito dalla Costituzione. Per prima cosa, il collaboratore deve sollecitare il pagamento. Se non ottiene risposta, può rivolgersi a un avvocato del lavoro. La via più immediata, se ci sono i presupposti, è quella di chiedere i compensi attraverso un decreto ingiuntivo. In pratica, il giudice impone al committente di adempiere l'impegno assunto con il contratto. E di farlo entro un tempo stabilito che, in genere, è di 40 giorni. Oltre questo termine, il decreto

diventa esecutivo e si procede al pignoramento dei beni.

Mi sono fatta male sul lavoro. Cosa devo fare?

Per prima cosa, bisogna informare il datore di lavoro e fargli avere tutta la certificazione medica. Sarà l'Inail (cioè l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) a rimborsare le spese infortunistiche. L'iscrizione a questo Istituto, infatti, è diventata obbligatoria anche per i collaboratori a progetto. L'Inps, invece, dovrà versare l'indennità di malattia. Nei casi più gravi, quando dall'infortunio deriva una inabilità parziale oppure totale permanente al lavoro, il collaboratore avrà diritto a una rendita.

Ho ricevuto molte proposte di collaborazione: cosa accade se supero il tetto dei 5.000 euro l'anno?

La legge stabilisce che, oltre questa soglia, vadano versati i contributi Inps (in caso contrario, invece, no). Il collaboratore, dunque, deve sommare i compensi che ha ricevuto (anche da diversi committenti) per le sue collaborazioni occasionali. Se il totale supera i 5.000 euro, lo comunica ai datori di lavoro che, da quel momento in avanti, verseranno i contributi. Se, invece, il limite viene superato con un solo committente, sarà questo, in modo automatico, a versare la quota contributiva. Attenzione: sopra questa

soglia, la prestazione d'opera passa da occasionale a continuativa. E il contratto va modificato in un rapporto di lavoro a progetto.

Mi chiedono di rispettare un orario di entrata e di uscita.

In linea generale, chi non è dipendente non è tenuto al rispetto di un orario di lavoro.La legge Biagi prevede che, su questo, il collaboratore si coordini direttamente con l'azienda, in modo che ci siano tutte le condizioni per eseguire al meglio l'attività richiesta. Fermo restando, però, il carattere autonomo della sua prestazione d'opera.

© Riproduzione riservata
Pubblica un commento
 
 
mamme/maternita-e-lavoro/otto-problemi-otto-soluzioni$$$Otto problemi, otto soluzioni
Mi Piace
Tweet