Quanto si guadagna? 

Questa è una delle prime domande che il lavoratore si pone quando gli viene proposta una collaborazione. Diversamente dal lavoro dipendente, infatti, in questo settore non esistono retribuzioni minime imposte, per legge, dai contratti collettivi. A pesare in questa fase, quindi, è il potere contrattuale di ciascuna delle due parti

di avv. Ugo di Stefano  - 15 Marzo 2007

Questa è una delle prime domande che il lavoratore si pone quando gli viene proposta una collaborazione. Diversamente dal lavoro dipendente, infatti, in questo settore non esistono retribuzioni minime imposte, per legge, dai contratti collettivi. Per le collaborazioni c'è solo l'obbligo (più teorico che effettivo) di allineare il compenso alle analoghe prestazioni di lavoro autonomo svolte nello stesso luogo di lavoro. In pratica, però, il compenso viene stabilito direttamente tra il collaboratore e il committente. A pesare in questa fase, quindi, è il potere contrattuale di ciascuna delle due parti.

La differenza tra il compenso lordo e il netto, però, varia anche a seconda del tipo di contratto. Da uno all'altro, infatti, cambia l'ammontare delle imposte e dei contributi che, a seconda dei casi, sono ripartite tra il collaboratore e il datore di lavoro o del tutto a carico del lavoratore. Di anno in anno, le spese stanno diventando più onerose. Le riassume l'elenco qui sotto.

TIPO DI COLLABORAZIONE

Co.co.co. o lavoro a progetto

TIPO DI REDDITO

Assimilato al lavoro dipendente

CONTRIBUTI PREVIDENZIALI (INPS)

Ammontano al 16% per iscritti ad altre forme di previdenza o pensionati. Per gli altri, al 23,5%. I 2/3 li versa il committente, 1/3 il lavoratore

CTR INAIL*

I.V.A.

NO

RITENUTA D'ACCONTO (IRE)**

È stabilita per scaglioni di reddito. Per il 2007 sono 5 e vanno dal 23% fino al 43%

RIMBORSO SPESE

SÌ come per i dipendenti

TIPO DI COLLABORAZIONE

Collaborazione occasionale

TIPO DI REDDITO

Di natura autonoma e non abituale

CONTRIBUTI PREVIDENZIALI (INPS)

Si versano solo se il reddito annuo è sopra i 5.000 euro e sono del 23,5%. I 2/3 dei quali a carico del datore di lavoro

CTR INAIL*

NO

I.V.A.

NO

RITENUTA D'ACCONTO (IRE)**

20% sui guadagni, da indicare nella dichiarazione redditi per il conguaglio

RIMBORSO SPESE

NO

TIPO DI COLLABORAZIONE

Professionista con partita Iva

TIPO DI REDDITO

Reddito da lavoro autonomo abituale e professionale

CONTRIBUTI PREVIDENZIALI (INPS)

Ammontano al 19,5% e sono a carico del lavoratore. Che, in fattura, può indicare dal 2% al 4% in più come rivalsa ***

CTR INAIL*

NO

I.V.A.

SÌ 20%

RITENUTA D'ACCONTO (IRE)**

20% sui guadagni, da indicare nella dichiarazione redditi per il conguaglio

RIMBORSO SPESE

NO sono incluse in fattura

TIPO DI COLLABORAZIONE

Associazione in partecipazione

TIPO DI REDDITO

Reddito da lavoro autonomo

CONTRIBUTI PREVIDENZIALI (INPS)

Sono del 16% per pensionati o iscritti ad altre forme di previdenza. Per gli altri, del 23,5%. Li versa, per il 45%, l'associato e, per il 55% l'associante

CTR INAIL*

I.V.A.

NO

RITENUTA D'ACCONTO (IRE)**

20% sui guadagni, da indicare nella dichiarazione redditi per il conguaglio

RIMBORSO SPESE

NO

* Contributi Inail: l'Inail è l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

**L'Ire (o Irpef): Imposta sul reddito

*** Vuol dire che, sulla fattura, il professionista con partita Iva deve addebitare dal 2 al 4 per cento del compenso lordo pattuito. È la formula, prevista per legge, per rientrare, in parte, delle spese previdenziali che deve sostenere.

Attenzione: lo schema è semplificata rispetto alle tante variabili che possono esserci nella realtà. Per esempio, diverse sono le detrazioni e le deduzioni dei Co.co.co. o Co.co.pro. a seconda di reddito, nucleo familiare e così via. Per chi ha partita Iva, inoltre, esistono regimi semplificati, forfettari, e così via. Anche l'Iva può variare. E può essere dovuta l'Irap.

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