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Pipì a letto: fino ai sei anni 

Si chiama tecnicamente enuresi notturna ed è un fenomeno molto diffuso tra i bambini, che nella grande maggioranza dei casi si risolve da solo. Cosa fare allora? Prima di tutto non farne un dramma e raccontare ai piccoli la nostra esperienza

di Laura M. Bosisio  - 23 Aprile 2008

Si sveglia nel bel mezzo della notte perché ha bagnato il letto, o dorme tanto profondamente da non rendersene conto fino alla mattina. L'enuresi notturna, la "pipì a letto", è un fenomeno molto comune tra i bambini, soprattutto tra i più piccoli. "Fino ai quattro anni è del tutto normale - spiega la psicologa Caterina Borruso - ed è dovuto a motivi fisiologici, di crescita: il bambino, cioè, non ha ancora appreso la capacità di riconoscere la sensazione della vescica piena durante il sonno e di controllare gli stimoli". In questi casi, che sono circa il 70% del totale, il problema normalmente si risolve da solo entro i sei, sette anni.

Per i piccoli, però, può essere fonte di grande imbarazzo e preoccupazione, per questo è importante l'approccio giusto. "È essenziale non farne un dramma - chiarisce la psicologa - punizioni o sgridate non servono, anzi preoccupano ancora di più il bambino, che si sente ingiustamente alle prese con un problema insormontabile". Cosa fare allora? "Prima di tutto essere positivi e incoraggianti, e sottolineare che fare qualche volta la pipì a letto non è un problema, ma qualcosa che capita a tutti i bimbi. Poiché l'enuresi notturna è spesso ereditaria, poi, se anche i genitori ne hanno sofferto, raccontare la propria esperienza può essere utile. Sapere che anche la mamma o il papà hanno affrontato la stessa situazione e l'hanno risolta può essere di grande incoraggiamento per il bambino".

Ma cosa fare in pratica per evitare di ritrovarsi tutte le sere a cambiare le lenzuola? Si può svegliare il bimbo per fargli fare la pipì, ma questo metodo "d'urto" non è sempre consigliabile perché può essere interpretato in senso punitivo. "Meglio ridurre la quantità di liquidi ingerita nelle due ore precedenti il sonno o ricorrere a un pannolino, meno invasivo e in genere più tollerato", conclude la psicologa.

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