Il valore del gioco, età per età 

Il gioco è fondamentale per crescere bene, ma quale è il significato del gioco ad ogni età, e come si caratterizza? Lo abbiamo chiesto alla nostra esperta.

 - 02 Dicembre 2011

Abbiamo intervistato la Dottoressa Anna Rita Arcangeli, psicologa e psicoterapeuta, nonché coordinatrice scolastica, per capire qualcosa di più sul valore del gioco per tutte le fasce d’età, a partire dalla nascita, sino all’adolescenza. Il valore ed il significato del gioco infatti - ci ha spiegato la nostra esperta – variano con l’età del bambino e con il suo sviluppo emotivo. “Si pensa che il primo gioco siano i giocattoli, ma non è così: il primo gioco del bambino, nei primi giorni di vita, sono il corpo della mamma, i suoi capelli, il suo viso. In questo momento, per il neonato, giocare ha il preciso significato di cominciare a differenziare il proprio sé da quello della mamma”.

Superato il primo anno di vita, verso i due anni, il gioco comincia ad esprimere anche sensazioni spiacevoli legate all’età, soprattutto la separazione dalla mamma, l’oggetto di amore primario del bambino. “Un esempio tipico”, ci ha spiegato la Dottoressa Arcangeli,  “è ciò che accade quando il bimbo arriva al nido e ripete molte volte lo stesso gioco di nascondere e trovare un oggetto: ripete l’esperienza di nascondere e trovare il suo oggetto d’amore primario: la mamma, e così si rassicura”.

A tre anni invece, il bambino comincia a vivere la situazione edipica e la esprime nel gioco. “E’ il momento in cui emergono i giochi di lotta e di guerra che esprimono la rabbia che il bambino ha dentro di sé. Il gioco insomma, comincia ad assumere un valore simbolico. Attraverso le bambole ad esempio, le bambine si possono sostituire alla mamma, accanto al papà, senza fare del male a nessuno. Tutto questo aiuta e rassicura il bambino”.

“Andando avanti”, continua la nostra esperta, “verso i sei anni, con l’inizio dell’età scolare, il gioco comincia diventare di gruppo, un cercare di imitare gli altri. Il gioco comincia ad essere fatto di regole e i bambini capiscono che le regole servono per il buon funzionamento del gioco.

Tra i dieci e gli undici anni, infine, comincia la pre-adolescenza e il gioco comincia a diventare un cercare di imitare gli altri, si fa parte di un gruppo e si sente l’esigenza di essere accettati dal gruppo: il gioco diventa uno strumento di aggregazione oltre che di socializzazione. Questo ovviamente hai suoi rischi: nel momento in cui l’adolescente è inserito in un gruppo positivo, cercherà elementi di aggregazione positivi, altrimenti è rischioso”.  

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