La sposa sono io: Il vestito, primo round

12/07/2010

Siete fortunate voi, voi quando nascete avete un vestito da sposa che vi aspetta, da qualche  parte nel mondo

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    Siete fortunate voi, voi quando nascete avete un vestito da sposa che vi aspetta, da qualche parte nel mondo. E la consapevolezza che “sarà dura”. Quindi l’intera società è pronta a supportarvi: madri ansiose, professioniste del tulle, il bianco santo cielo il bianco; prosecco in calice.

    Il business del vestito è pensato per la sposa… e chi è, qui, la sposa, miei piccoli amici?

    Il primo round è stato spiazzante. Ho creduto me la sarei giocata piuttosto bene, d’altra parte ho buongusto. Non sono grasso. Cioè non sono magro, ma uno splendido trentatreenne non grasso. Ho una 48, per intenderci; sì, adoravo portare la 42 ma un po’ cambi tu, un po’ il metabolismo, non faccio sport (e me ne vanto) e per questo ho deciso che sono un Non-Magro, ma grasso no. Per tutti questi motivi immaginavo sarebbe stato piuttosto semplice.

    Morning dress. No Tight, no Smoking quindi liberi tutti, nessun vincolo di white o black tie: un vestito, bello ma “un vestito”, cosa vuoi che ci metta a trovarlo?

    22 ore, in tre week-end, ecco quanto. Girando per tutta Milano.

    Prima fermata Etro: tre prove, la giacca 48 perfetta, il pantalone si fermava al ginocchio. “Troppo skinny” sentenziò il mio amico e mentore Thomas. Anche Samuele e Matteo fecero una smorfia. Niente, Etro bocciato.

    Lo stesso Burberry (lì non ce l’ho fatta, ho comprato almeno una camicia. Non La, una): troppo skinny.

    Ma la delusione più cocente mi colse ospite nel castello di Re Giorgio. Entrai annunciato da Thomas: il signore cerca un vestito da cerimonia. Occhio alle parole chiave: “cerimonia”, “nero”, “taglia 48”, “Milano”, “Giorgio Armani”, “Via Monte Napoleone”. Una giovane commessa simpaticissima ma che di cerimonie e vestiti da uomo sapeva un po’ pochino ci guardò con fare mesto e disse: “sa, non credo che ci sia molto”. Giorgio Armani. Un uomo al quale, per lo più, si deve l’idea stessa di moda per come oggi la conosciamo, nel cuore del suo stesso regno, nella sua città, uno che del nero ha fatto un’icona, non ha nel flagship store di Monte Napoleone un vestito da cerimonia taglia 48? Fai un riverenza, guarda in su guarda in giù dai un bacio a chi vuoi tu, e ci trasferimmo all’Emporio, Armani.

    Era lì. Bello come il sole. Mi piaceva da morire, esattamente 5 euro in meno del budget che mi ero imposto. Stupendo. Lo provo. Lo riprovo. Mi dico “è fatta. Samuele è entusiasta, Matteo è entusiasta, mi sento come ad un provino di X-Factor se becco il terzo sì della Ventura è andata. Ma Thomas scuote il capino.

    No Thomas, non scuotere il capino. Dice “bello, ti sta molto bene”, dico “lo prendiamo”, dice “no”. Come no? Perché no? Perché no, dice Thomas, il mio personal stylist dal cuore di ghiaccio, “si va a vederne altri”. “Questo è l’ultimo rimasto”, interloquisce il commesso dell’Emporio. “Amen”, ribatté Thomas fulminandolo ed elevandomi d’un tratto al modello campione del radical chic living degli ultimi trecento anni, che Oscar Wilde a confronto sembra un boy scout, “amen”, gli ha detto. “Vorrà dire che ne troveremo altri”.

    E caddi come corpo morto cade.

    - Simone Tolomelli

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