La sposa sono io: Il vestito, secondo round

15/07/2010

Il secondo giro per il vestito fu una debacle. Prendi la macchina, corri allo spaccio Armani immerso nella brianzavelenosa, schiva il popolo che si riversa in quei posti come una fiumana orrenda, fragorosa: sospira

La sposa sono io: Il vestito, secondo round Il secondo giro per il vestito fu una debacle. Prendi la macchina, corri allo spaccio Armani immerso nella brianzavelenosa, schiva il popolo che si riversa in quei posti come una fiumana orrenda, fragorosa: sospira 203961
    • Miuccia Prada firma una sfilata omaggio ai  lavoratori. In passerella, infatti, ecco chiccosi operai, carpentieri e infermieri con indosso scarpe con tripla suola (da infortunistica) e grosse sacchette porta utensili in vita. Grande attenzione alla palette colori su bluse camice. Dal verde all'arancio, dall'azzurro al rosso. Nuances che sprigionano energia e raccontano la voglia di ottimismo soprattutto nel mondo del lavoro.

      Mondadori/Tombolini

                     

    (deadline: -51gg, peso: 76.9kg burn baby, burn)

     

    Il secondo giro per il vestito fu una debacle. Prendi la macchina, corri allo spaccio Armani immerso nella brianzavelenosa, schiva il popolo che si riversa in quei posti come una fiumana orrenda, fragorosa: sospira. Un caldo malsano contrappuntato da una pioggia sottile e più stupida di quegli anzianotti che provano improbabili panciotti e scarpe di vernice con indosso calze di spugna, corte, bianche. Svenire per trovare un po’ di pace. Ma che sapore ha una giornata uggiosa?

     

    Presi una pausa per qualche weekend, poi, come ogni vero uomo farebbe in un momento di crisi, chiamai la mia mamma. La mia mamma, vuole il caso, è una persona piuttosto sprint con nemmeno vent’anni più di me, alla quale devo tutto quello che so sul mondo femminile. Soprattutto i becchi d’oca, che mi fanno sempre fare un gran figurone.

    Lei sale sul treno, arriva a Milano e la strapazzo per 10 ore. Rifamo Etro (si sa mai), Burberry (si sa davvero mai), ancora-emporio-armani-e-guardacaso-l’ultimo-capo-era-ancora-lì, Paul Smith (poi ci torniamo), tutta La Rinascente e proprio lì, alle volte il caso, trovo un pretendente al trono: blu scurissimo, leggermente rigato tono su tono un Moschino stupendo sulla cui fodera, puntata a mo’ d’imbastitura con un rosso squillante, compariva una pezza a forma di cuore e la scritta “questo abito è stato cucito con amore.”

    Doppio bottone, reverse a lancia come quello di un frac, doppio spacco… e lì cascò tutto. Purtroppo faceva difetto. Giuro questa volta s’era andati vicino. Poi decisi di fare un profondo respiro e, sì, entrare da Prada. Galleria Vittorio Emanuele, la più antica d’Europa. Il più bel negozio di tutta Milano e non ci sono santi. Conoscere Elisabetta, colei che mi avrebbe convinto che venderla, la mia mamma, non sarebbe stato poi un dramma. E la signora Oriella, la mia sarta, che all’Elisabetta le fa un paiolo così ogni volta che apre bocca e quando non ha tempo alza almeno il sopracciglio: io le adoro quelle due lì. Prendete il vostro budget, datelo agli orfanelli, qui siamo in premier league.

     

    Ho provato due modelli, uno dei quali fatto una volta sola, in quella taglia lì, per quel negozio lì: nel mondo. E l’ho comprato io, ed è meraviglioso e, no, non è che poi ti sbagli, se vedi passare uno così in mezzo a centinaia, be’, quello si sposa. Ed è pure un gran figo.

     

    “Si ricordi, signor Simone” –mi disse l’Elisabetta- ”si ricordi, faremo un po’ di prove con la sarta e glielo facciamo perfetto, poi deve comprare le scarpe e le porta qui, va bene?”

     

    Certo che va bene. E sai perché va bene? Perché sono trent’anni che voglio quelle scarpe e non potevi darmi un compito a casa più semplice.

    - Simone Tolomelli

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