La sposa sono io – Scarpe

21/07/2010

Ho comprato un libro, qualche giorno fa. Si intitola «Il Gentleman» e non immaginate  quanto e come un simile manuale possa cambiare la percezione che avete di voi stessi

La sposa sono io – Scarpe Ho comprato un libro, qualche giorno fa. Si intitola «Il Gentleman» e non immaginate  quanto e come un simile manuale possa cambiare la percezione che avete di voi stessi 209501
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    (deadline: -45gg, peso: 77.2kg perché sono un essere speciale ed altri avranno cura di me)

     

    Ho comprato un libro, qualche giorno fa. Si intitola «Il Gentleman» e non immaginate quanto e come un simile manuale possa cambiare la percezione che avete di voi stessi. Anzi, quel che c’è da dire è che il talento è già qualcosa ma la potenza è nulla senza controllo.

     

    Ritrovare elencate una dopo l’altra tutta una serie di cose che a) di già possedete (il profumo del vero gentleman? Tra gli altri il Grey Flannel che di fatto utilizzo sin dal liceo), b) altre che avete sempre ritenuto ovvie-che-c’è-da-discutere (non esistono le scarpe blu e le camicie mezze maniche: ma dai?) c) fondamentali (il decalogo delle cravatte di Drakes; ci sono solo due nodi che valgano la pena di essere utilizzati: il four-in-hand e l’half windsor, qualsiasi altro è per i dilettanti). Poi arrivare al capitolo delle scarpe e passarci il pomeriggio. Doverne comprare un paio giustificando l’acquisto a qualunque prezzo con la frase “è per il mio matrimonio!”, priceless.

     

    Tecnicamente sono gonfio. Dice, è il caldo. Ok, può essere. Dice sono stanco, sì sì d’accordo. È che il rischio di non entrare nel vestito comincia a farsi alto. Se non vi fosse capitato di capirlo, vi ricordo, mancano 45 giorni. Non ho certezze fuorché sapere che ci sono un paio di Church’s Consul ai piedi del letto e che sono felice come un bambino con il gioco nuovo. Ma non ci posso andare nudo con le scarpe. Anche se, ora che ci penso…

     

    Ok, non voglio farvi una lezione ma la questione è che va sfatata questa cosa che La Scarpa sia prerogativa femminile. Diciamo che per farla breve la regola è una: le scarpe da uomo sono di tre tipi – Oxford, Bourge e Derby (ovvero: francesine chiuse, con la puntatura fiorata e francescine aperte)(ovvero in termini Church’s: Consul, Dipomat/Chetwynd e Cartmel)(ovvero: eleganti, sportive, mix)(ovvero mix scartato perché a noi ci piacciono poche cose ma serie)(ovvero le fibiate, cioè le monk, mammamia). Chiaro che esistono anche i mocassini ma in caso di matrimonio non si prendono nemmeno per sbaglio in considerazione. Bien, ho comprato le Consul, cioè delle Oxford, cioè delle francesine. Nere, bellissime. Entro nel negozio con fare spavaldo perché lo so che voglio quelle lì, quanto vuoi che ci metta? 40 minuti. Mi fa tutta la storia, parla un inglese –il commesso Church’s del negozio della Galleria Vittorio Emanuele- che a Londra l’ho sentito di rado, e vado spesso a Londra. M’infarina come un bambino, mi dice: “non la guardi nemmeno la Diplomat, quella sarà per un’altra occasione”. Penso, ma certo, appena divento Amministratore Delegato della Via Lattea ritorno volentieri. Ma ha ragione lui.

     

    Mi strinse la mano vedendomi uscire, e raccomandandosi che le forme che avessi scelto fossero sempre in legno d’acero, mi disse: “si ricordi, sarà nostro cliente per sempre, in tutto il mondo”.

     

    Si può, dico davvero, non voler bene ad un uomo così?

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