Branded Story

(Ri)scopri il tuo talento

  • 1 6

    Copenaghen

  • 2 6

    Zurigo

  • 3 6

    Helsinki

  • 4 6

    Bologna

  • 5 6

    Milano

  • 6 6

    Torino

/5

COS'È IL TALENTO 

Considerato la carta vincente nello studio e sul lavoro, il talento, però, resta spesso sfuggente. Cerchiamo di scoprirlo per usarlo al meglio in campo professionale: qui ne parliamo con l'aiuto di Massimo Perciavalle, psicologo e coautore di "Ottieni il lavoro che vuoi" (Franco Angeli) e Manlio Ciralli, Chief Brand & Innovation The Adecco Group Italia. E ne parleremo in una diretta Facebook mercoledì 22 febbraio alle 15. Seguici: gli esperti di The Adecco Group Italia risponderanno alle tue domande.

È MULTIFORME «Può declinarsi in capacità pratico-manuali o atletiche oppure artistiche, in attitudini comunicative e relazionali oppure manageriali» dice lo psicologo Perciavalle. «Può quindi manifestarsi in un saper fare o in un saper essere, un tratto della nostra personalità utile in vari ambiti della vita, compreso quello professionale. Quello che è certo, e che deve essere di stimolo anche sul lavoro, è che tutti abbiamo dei talenti».

VA ALLENATO «I talenti sono tesori nascosti e spesso c’è chi non se ne accorge per una vita intera» dice Perciavalle. «Queste risorse vanno invece individuate e allenate. Una volta che avrai identificato il tuo potenziale, infatti, potrai accrescerlo e svilupparlo, trasformandolo così in competenze personali e professionali. Il talento non è solo una questione di dote innata, un’inclinazione che ci rende naturalmente bravi nel fare qualcosa, ma deve essere incessantemente esercitato e migliorato. Oltre all’impegno e alla determinazione, occorrono anche autostima, fiducia in te stesso e nelle tue risorse». 

SI MISURA CON LA CURIOSITÀ «Un’unità di misura del talento? Il livello di curiosità di una persona, il piacere che prova nel lasciarsi coinvolgere nelle cose, anche quelle che escono dal suo tradizionale perimetro di attività» dice Manlio Ciralli. «Spesso talento e competenze convergono, ma non vanno confusi. Capita di ricevere due curricula con titoli di studio ugualmente prestigiosi. Ma al momento della selezione uno dei due candidati può dimostrarsi più abile, per esempio nel tradurre in modo semplice e rapido questioni complesse. Proprio questa sua attitudine gli regala lo scatto vincente per la conquista del posto».

NON HA ETÀ «Il talento può sorprenderci emergendo in qualunque fase della vita» continua Ciralli. «Basta scorrere i post sui social, per esempio quelli dedicati al mondo food, per constatare quante donne, al di là dei loro percorsi anagrafici e professionali, scoprano di avere talento creativo e organizzativo che vogliono condividere».

MOSTRA UN ANIMO UN PO' RIBELLE «Chi ha talento di solito sa osare. Non resta nella zona di conforto, che in teoria è la più placida ma che sul lavoro può rivelarsi un boomerang. Soprattutto, il talento si manifesta nella capacità di pensare fuori dagli schemi» dice Ciralli. Perciavalle conferma: «Il talento emerge di più se ci apriamo alla libertà mentale, al caos e alla creatività. Proprio come Steve Jobs invitò a fare nel suo celebre discorso all'università di Stanford nel 2005. A quegli studenti laureandi il fondatore della Apple disse: "Stay hungry, stay foolish", che è un pungolo a restare desiderosi di novità e cose stimolanti, a coltivare una follia creativa e costruttiva».

COME VALORIZZARE IL TALENTO

«Si parla spesso di talento ma ci si sofferma poco a riflettere sulla sua valenza in un’organizzazione. Per un’azienda talento è soprattutto potenzialità da cogliere e mettere a frutto. Etimologicamente, talento significa unità di misura, peso, moneta: ha a che fare col valore, ovvero ciò che una persona porta con sé. Quindi ricchezza, attitudine: innata, certo, ma che va prima individuata e poi sviluppata. Nel mio lavoro, quando vedo qualcuno prendere coscienza del proprio talento, coltivarlo e affermarsi, lo vivo come un successo di tutta l’organizzazione. Del resto è fondamentale aiutare le persone a individuare i propri punti di forza, la sfida poi è generare un ambiente e strumenti per valorizzarli. Per giovani e meno giovani, è importante scoprire e riscoprire le proprie attitudini; servono poi tenacia, impegno e curiosità per farle fruttare. È così, del resto, che si riconosce il candidato ideale: competente e preparato, ma a cui brillano gli occhi perché crede in sé e in ciò che fa».

QUALI CITTA’ PREMIANO IL TALENTO

Quali Paesi e città riescono ad attrarre e trattenere meglio le persone di talento? L’Italia si colloca al 40esimo posto, su 118 Paesi, nella graduatoria che emerge dal report 2017 Global Competitiveness Talent Index (Gtci), stilato ogni anno da The Adecco Group insieme alla business school Insead e allo Human capital leadership institute (Hcli) di Singapore. Per quanto riguarda le città, svettano in cima alla classifica Copenaghen (prima), Zurigo (seconda) e Helsinki (terza). E tra le città italiane? Si piazzano bene Bologna (26esima), Milano (31esima) e Torino (36esima).

I contenuti di questo post sono stati prodotti in collaborazione con The Adecco Group Italia. © Riproduzione riservata.
Stampa