del

Apocalypse now

di Monica Triglia
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Era un tg, ma sembrava la scena di un film: tre trombe d'aria avevano colpito la zona durante la notte, distrutto le case (le avevano fatte volare via) e lasciato dietro di loro morti e feriti. Mi direte: succede, negli Stati Uniti. Sì, ma... c'è un ma

Era un tg, ma sembrava la scena di un film: tre trombe d'aria avevano colpito la zona durante la notte, distrutto le case (le avevano fatte volare via) e lasciato dietro di loro morti e feriti. Mi direte: succede, negli Stati Uniti. Sì, ma... c'è un ma

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Ingredienti della serata ideale di Monica Triglia (io). Un divano comodo (il mio), una gattina che fa le fusa accanto a me (la mia Pisola), una cioccolata fondente con nocciole (quando non sono a dieta), un film apocalittico. Sì, proprio uno di quelli che già all'inizio intuisci che succederà di tutto. E questo tutto sarà tremendo.

Genere, per capirci, The day after tomorrow. Lo ricordate? Racconta di un bel paleoclimatologo americano e di un suo collega scozzese che ipotizzano, davanti a una scettica platea di scienziati e politici, l'avvento di una glaciazione senza, ovviamente, essere creduti. Peccato che il giorno dopo una tempesta investa il pianeta e lo riduca a un gigantesco cubetto di ghiaccio. Ed ecco New York come se qualcuno l'avesse messa in un freezer, e il nostro eroe vestito da eschimese salvare suo figlio intrappolato a Manhattan.

Morale: l'inquinamento e lo sfruttamento delle risorse del nostro pianeta porteranno inevitabilmente alla fine del mondo. The end. A quel punto io vado a dormire contenta, rallegrandomi con me stessa dello scampato pericolo. L'altra sera, però, non era una sera ideale. Non ero sdraiata sul divano ma appena tornata da una giornata un po' storta di lavoro, la Pisola non faceva ron ron ma terribili agguati, in tv non passava il solito film apocalittico ma un telegiornale. Mi sono fermata a guardare: trasmettevano un servizio da Lone Grove, piccola città dell'Oklahoma, America.

Era un tg, ma sembrava la scena di un film: tre trombe d'aria avevano colpito la zona durante la notte, distrutto le case (le avevano fatte volare via) e lasciato dietro di loro morti e feriti. Mi direte: succede, negli Stati Uniti. Sì, ma... c'è un ma. Negli Stati dell'America del centro non ci sono mai stati tornado a febbraio. E mai comunque di una tale violenza. Il servizio è durato un minuto, e nessuna parola fine è venuta a darmi sollievo. Perché era tutto vero.

Perché, proprio come in un film apocalittico, il clima sta cambiando. E le conseguenze sono drammatiche. Negli ultimi 25 anni le tempeste, le inondazioni, gli uragani, i cicloni sono aumentati del 350 per cento. Il dato, impressionante, è stato lanciato come grido d'allarme un mese e mezzo fa dai responsabili dell'Unep, il programma Onu per l'ambiente. Ad ascoltarli (scettici? chissà!) 12 mila delegati di 190 Paesi riuniti a Poznan, in Polonia, per la 14ª conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Il quadro che è stato fatto è chiaro: non è frutto del caso il ciclone Nargis che, a maggio, in Myanmar (ex Birmania) ha ucciso 84.500 persone. Non è frutto del caso se, l'anno scorso, un inverno straordinariamente polare ha fatto miliardi di danni in Cina. Non è frutto del caso il tornado che l'altro giorno ha portato la morte in Oklahoma.

A marzo i Paesi che hanno firmato la convenzione Onu sui cambiamenti climatici (tra loro anche l'Italia) si ritroveranno per discutere le proposte per la riduzione dell'effetto serra. L'obiettivo è di arrivare a un accordo, entro dicembre, che dovrà essere siglato a Copenaghen. Io tifo perché questo avvenga. Non è un film apocalittico quello che viviamo, e sulla difesa dell'ambiente non possiamo abbassare la guardia.

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