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Catartica, 20 anni di musica con i Marlene Kuntz

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A 20 anni dall'uscita di Catartica, il primo e il più famoso album, i Marlene Kuntz festeggiano con un disco che raccoglie gli inediti di quel periodo. 20 anni in cui è cambiata la musica, la tecnologia e la politica, ma soprattutto sono cambiate le persone.

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A 20 anni dall'uscita di Catartica, il primo e il più famoso album, i Marlene Kuntz festeggiano con un disco che raccoglie gli inediti di quel periodo. 20 anni in cui è cambiata la musica, la tecnologia e la politica, ma soprattutto sono cambiate le persone.

20 anni fa usciva un disco che avrebbe modificato un genere di musica in Italia: è stato il momento in cui, in modo definitivo, il rock 'n roll smetteva di essere roll e diventava semplicemente rock. Usciva Catartica e nascevano i Marlene Kuntz (Luca Bergia, Cristiano Godano, Riccardo Tesio). In altri paesi, nel mondo, era accaduto prima. I cantanti di musica rock internazionali si erano affrancati già dagli anni '70 dall'imitazione del glorioso Elvis Presley, per percorrere nuove strade sonore.

Nel 1994, quando Berlusconi scendeva in campo e Baggio sbagliava il rigore, io avevo dieci anni e di musica non ne capivo niente. Sei anni dopo continuavo a non capirne niente di musica (e tutto sommato resto un ignorante in questo campo) ma, fra gli scaffali della Ricordi di Bari, ho scoperto un disco di un gruppo di cui pubblicizzavano il concerto e che, in qualche modo, mi ha cambiato la vita. Il disco era Che cosa vedi e il gruppo ancora loro, i Marlene Kuntz. Vestivano con scarpe e camicie che li avrebbe resi inconfondibili e amatissimi dalle fan - uno stile al limite fra l'estremamente elegante e l'eccentrico -, erano già famosi, e, in una delle canzoni di quel disco, duettavano con una star internazionale, Skin. La canzone era questa:

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Grazie a questa canzone ho imparato che potevo dire a una ragazza che mi piaceva anche dicendole: «non c'è contatto di mucosa con mucosa eppur m'infetto di te».

Poi, non troppo tempo dopo, preso dalla febbre di inebriarmi della stessa qualità di musica e parole, sono andato a comprare Catartica e ho incominciato un percorso a ritroso nella discografia dei Marlene Kuntz (che, prima di Che cosa vedi, avevano fatto Ho ucciso Paranoia, Il vile e, appunto, Catartica). La prima volta che ho sentito Nuotando nell'aria ho pianto.



E tutte le volte che rimanevo ferito o deluso da qualcuno sceglievo Fuoco su di te, quando avevo voglia di viaggiare in un'altra dimensione Sonica e quando invece avevo voglia di sentirmi come un'aquila mettevo su Lieve, alle feste invece si cantava sempre Festa mesta.

Ho fatto l'amore per la prima volta quando è uscito A fior di pelle, ho dedicato Ape regina a un certo numero di ragazze e Infinità o La Lira di Narciso a certe altre. Ho passeggiato con Il solitario nella cuffie e applaudito da casa sul divano come se sul palco di Sanremo ci fossero dei miei cari amici quando i Marlene Kuntz hanno suonato con Patti Smith Because The Night.



Altri si sono tatuati versi dalle loro canzoni addosso e altri ancora hanno chiamato le loro figlie Marlene, si vocifera.

Ieri, alla Feltrinelli di via Appia a Roma, i Marlene Kuntz hanno presentato Pansonica, un album che raccoglie tutte le canzoni che non riuscirono a entrare nel loro primo e più famoso album: Catartica. Io, che sono un loro vero fan, queste canzoni ce le avevo già.
A un certo punto era venuto fuori, forse nella posta di una rivista di musica, che c'era una piccola casa discografica che possedeva i demo dei Marlene Kuntz, cioè le prime registrazioni autoprodotte per farsi conoscere. Per prima cosa tu dovevi scrivere a questa casa discografica per chiedere il catalogo. Loro te lo spedivano, tu lo leggevi, sottolineavi sul foglio le cose che ti interessavano — a me interessavano solo i demo dei Marlene Kuntz, ma c'era un minimo d'ordine e ovviamente quel disco costava appena meno della soglia, per cui, se lo volevo, dovevo ordinare anche altro — e poi infine rispedivi la lista con i soldi dentro una busta chiusa. Se tutto andava bene, il mese dopo ti arrivava il disco a casa. A me arrivò e dentro c'erano delle canzoni dei Marlene Kuntz che in pochi conoscevano. Almeno fino ad oggi.



In questi venti anni, assieme a me, ai Marlene Kuntz, che adesso hanno qualche capello bianco ma continuano ancora a vestirsi in modo invidiabile, e ai loro fan, sono cambiate parecchie cose: una di questa è che è scomparso quel mondo in cui il valore di una cosa stava anche nella fatica che facevi per ottenerla e non bastava schiacciare un dito su uno schermo per avere tutta la musica — e tutti i libri e i film e persino le persone del mondo —, quando vuoi, dovunque vuoi.

Chissà, mi chiedo, se le generazioni che verranno sapranno amare un disco, un gruppo, un film, un libro, un regista, o più semplicemente un uomo o una donna, anche senza fare questa fatica. Me lo chiedo non perché abbia una risposta e rimpianga già i tempi andati, me lo chiedo perché davvero non lo so.

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