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Chi si vede a Cannes: Mastandrea

di Lavinia Rittatore
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Il caos di Roma non lo spaventa. Quello della Croisette, dove ha portato L'orizzonte degli eventi, sì. Perché Valerio è un 33enne precisino, tormentato. E, ci ha confidato, pieno di debolezze

Il caos di Roma non lo spaventa. Quello della Croisette, dove ha portato L'orizzonte degli eventi, sì. Perché Valerio è un 33enne precisino, tormentato. E, ci ha confidato, pieno di debolezze

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Una limousine bianca si fa strada tra le migliaia di pedoni che il marciapiede della Croisette non riesce a trattenere. Poco più in là passa Mickey Rourke: è irriconoscibile, eppure intuisci subito che si tratta di una delle star del Festival di Cannes, scortato com'è da un codazzo di uomini in nero. In mezzo alla folla ecco spuntare, in camicia di lino marrone, l'attore Valerio Mastandrea, 33 anni, nato e cresciuto alla Garbatella, quartiere che più romano non si può. Mi sbircia con gli occhi socchiusi: «Mi fanno male da ieri per colpa di una ripresa tv: le luci erano accecanti» si giustifica infilando gli occhiali scuri.

Occhi a parte, che effetto le fa stare sotto i riflettori di Cannes?

«C'è troppo casino» (fa una smorfia, mentre ci affacciamo dalla terrazza dell'esclusivo Noga Hilton).

Ma non è abituato al caos di Roma?

«Sì, ma qui c'è un sacco di gente inutile che cammina. Tra cui io» (ride).

Be', lei ha presentato il suo film: L'orizzonte degli eventi, diretto da Daniele Vicari. E appena uscito nelle sale.

«Io a Cannes... Ancora non mi sembra vero. Ma sono orgogliosissimo di essere qui, con un film in cui credo».

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Di che cosa parla?

«Di Max, un fisico nucleare che trucca la sua ricerca, viene scoperto, perde tutto. E finisce sul Gran Sasso, da un pastore albanese clandestino».

Insomma, tutt'altro che un eroe.

«Però fa tenerezza: è fragile e vulnerabile. Uno che respira poco. Come me».

Lei respira poco?

«Nei momenti difficili, sì: anche se sembro menefreghista, mi faccio un sacco di problemi».

Sta dicendo che è fragile come Max?

(esita)«Diversamente da me, lui è ricco e ha studiato. Ma ognuno ha le proprie debolezze».

Le sue quali sono?

«Mi vergogno un po' a confessarlo: ho letto Il barone rampante di Italo Calvino solo poco tempo fa. E da mesi ho sul comodino Don Chisciotte di Cervantes. Sono due volumoni, non riuscivo ad affrontarli in un colpo solo».

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Grave, ma perdonabile. È fidanzato?
«Sì» (risponde di sfuggita).

Convive?
«No... Le concedo solo un'altra domanda sull'argomento» (ride).

Come si chiama? È una sua collega?
«No, non fa l'attrice».

E lei è un bravo casalingo?

«Insomma. Mi gestisco fra incostanza e pignoleria».

In che senso?

«Per un mese lascio tutto così com'è. Poi, però, sto sveglio la notte per mettere a posto».

Quando ha scoperto il cinema?

«Da piccolo mia madre mi portava a vedere i film "tosti" come L'albero degli zoccoli. Ma sono stati Mediterraneo di Gabriele Salvatores e Fa' la cosa giusta di Spike Lee a farmi innamorare di questo mondo. E ora eccomi qui».

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