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Come è sexy l’operaio Accorsi

di Flora Casalinuovo
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«Con la tuta blu sono irresistibile» dice l'attore più amato di casa nostra. La prova? In Provincia meccanica vive una passione struggente. E colpisce il cuore

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«Ebbene sì, sono diventato anche operaio. Ma sono proprio un bell'operaio». Si presenta così, con il sorriso sulle labbra e l'aria molto ironica, Stefano Accorsi. Nel suo ultimo film, Provincia meccanica, da venerdì scorso nelle sale, è Marco Battaglia, giovane carrellista in una fabbrica di Ravenna. Marco ama il suo lavoro, anche se è costretto a lavorare di notte. Non sopporta le convenzioni ed è sposato con Silvia, casalinga, che sullo schermo ha il volto intenso di Valentina Cervi.

«Il film è la storia di un grande amore, schiacciato dai problemi quotidiani, dai pregiudizi della gente e dalla difficile realtà di provincia» racconta l'attore bolognese. «I due protagonisti sono ragazzi come tanti, vivono e lottano per difendere la loro unione: perdono l'affidamento della figlia, Sonia, si lasciano, ma alla fine si ritrovano. È una storia molto forte, e andrà dritta al cuore». Per ora il film diretto da Stefano Mordini è andato dritto al Festival del cinema di Berlino. «È una grande emozione» svela l'esordiente regista fiorentino, specializzato in documentari.

Il sito ufficiale del film Provincia meccanica

Gli altri film e la biografia di Stefano Accorsi

«E sono molto orgoglioso perché Provincia meccanica è l'unico lungometraggio italiano in concorso». Ma qual è la forza del film? «Racconta l'Italia operaia, spesso dimenticata. Gente che fatica ad arrivare alla fine del mese e ha tanti dubbi e paure. Persone normali, nelle quali è facile identificarsi» dice il regista. Ed è proprio la normalità la novità di questa opera. «Finalmente nelle sale c'è un film che racconta una realtà diversa da quella che ci impongono la società e la televisione» commenta Fabio Ferzetti, critico cinematografico de Il Messaggero.

«In questa pellicola, infatti, si respira la vita quasi come in un documentario, mentre lo stile ricorda quello del regista inglese Ken Loach. Anche gli attori sono bravi, mi piacciono per la loro spontaneità. E per come riescono a rappresentare un amore così profondo e travagliato».

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