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Cosa serve per cantare a Sanremo

di Luca Castelli
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Per salire sul palco del teatro Ariston ci vuole talento. E poi? Lo abbiamo chiesto a tre addetti ai lavori

Per salire sul palco del teatro Ariston ci vuole talento. E poi? Lo abbiamo chiesto a tre addetti ai lavori

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Sta per scoccare l'ora X: martedì 17 febbraio prenderà il via la 59esima edizione del Festival di Sanremo, con la prima performance dei 16 big. Ma come sono stati scelti gli artisti in gara? C'entra solo la qualità delle canzoni o c'è dell'altro? Lo abbiamo chiesto a chi ha lavorato dietro le quinte.

«Quest'anno io e Paolo Bonolis abbiamo deciso di procedere per inviti» spiega Gianmarco Mazzi, direttore artistico musicale del Festival. «Siamo stati noi a contattare le case discografiche, i manager, gli artisti stessi. I criteri? La qualità della canzone proposta, ma anche la figura dell'artista. Qualcuno ci ha accusato di aver fatto una "marmellata", però Sanremo è di tutti. Per questo abbiamo voluto dare spazio sia al rock alternativo degli Afterhours sia alle melodie più tradizionali di Iva Zanicchi».

Per conto loro, le case discografiche non sono state a guardare. «Il Festival ormai non è più il luogo televisivo adatto per lanciare giovani talenti: meglio X Factor o Amici» ammette Diego Quaglia, direttore artistico di Sony Music. «Però si lavora bene con artisti conosciuti, che hanno un progetto a lungo termine e che stanno attraversando una fase di cambiamento. Siamo convinti che saranno in molti a rimanere sorpresi dal nuovo look di Dolcenera».

«Il nome famoso e il bell'aspetto sono elementi chiave» dice Marinella Venegoni, critico musicale de la Stampa. «Puoi anche aver scritto un capolavoro, ma se non hai un volto noto o il fisico di Lola Ponce, hai poche speranze di essere scelto. A meno che non intervenga un padrino eccellente. Quando è stata diffusa la lista dei big ci siamo chiesti chi fosse Sal Da Vinci: poi abbiamo scoperto che il suo produttore era Gigi D'Alessio. Anche questo è un fattore importante».

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