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David Bowie: 50 anni di musica

di Oscar Puntel
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È morto il "Duca Bianco". Un eccentrico, un talento del trasformismo, capace di mischiare generi e stili non solo sul palco. Ripercorriamo la sua carriera, durata quasi mezzo secolo

È morto il "Duca Bianco". Un eccentrico, un talento del trasformismo, capace di mischiare generi e stili non solo sul palco. Ripercorriamo la sua carriera, durata quasi mezzo secolo

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È morto il “Duca Bianco”. Così era anche conosciuto David Bowie: un duca della musica, un eccentrico, un talento del trasformismo, capace di mischiare generi e stili non solo sul palco. Il cantante si è spento all'età di 69 anni. Da più di un anno lottava contro un tumore. L’annuncio è stato dato dal suo entourage, via social network, e confermato dal figlio, Duncan Jones, su Twitter: "Sono molto triste e addolorato nel dire che purtroppo la notizia è vera. Starò offline per un po’".

Una carriera durata quasi 50 anni
Una carriera lunga, cominciata 49 anni fa, quella di Bowie. Grande creativo, passava e miscelava con disinvoltura rock e soul, acustico ed elettronica: 26 album studio, 8 Album live, 47 raccolte, 111 singoli e 3 colonne sonore. Il primo vero successo è “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars”, anno 1972: è l’album con cui scala le classifiche inglesi. E da lì partirà un successo mondiale. Uno dei pezzi più famosi è invece “Heros”: siamo nel 1977. E non possiamo dimenticare altre perle che diventeranno degli evergreen, come “Let's Dance”, “Under Pressure”, “Rebel”, “Life on Mars” e “Suffragette City”. L’8 gennaio, pochi giorni fa, era uscito "Blackstar", il 27/mo album della sua carriera musicale.

Il suo stile: indefinibile, tutto giocato sull’ambiguità
In cinquant'anni di musica e scena, ha utilizzato diversi nome d'arte: Ziggy Stardust, Halloween Jack, Nathan Adler e The Thin White Duke (il “Duca bianco”, appunto). Quando nel 1972 si è affermato come “Ziggy” divenne il principe dell’ambiguità sessuale: capelli arancioni a punte, stile punk (che però doveva ancora nascere). Bowie giocò molto sull’essere un qualcosa di non sessualmente definito: in paillette, mentre canta “You’re not alone”, o con i lineamenti gentili rimarcati dal cerone bianco, dalle tute aderenti e dagli stivali con le zeppe di “Space oddity”. Nel 1993, uscì una biografia molto chiacchierata a firma dell'ex moglie Angela. Raccontava un Bowie estremo, a luci rosse e di un’ambiguità non solo artistica.

Personaggio anche al cinema
Personaggio a tutto tondo. Si prestò a diverse pellicole. Lo ricordiamo in “Labyrinth”, nel ruolo di Ponzio Pilato in “L'ultima tentazione di Cristo”; poi in “Fuoco cammina con me” sotto la direzione di David Lynch; suo un cameo in “Zoolander”.

Un grande amore per l’Italia
David Bowie amava il Rinascimento italiano e ne scelse la capitale per celebrare, nel 1992, le sue seconde nozze con la top model somala Iman Mohamed Abdulmajid, che lascia, insieme ai due figli, il regista Duncan Jones (nato dal precedente matrimonio con Mary Angela Barnett) e Alexandria "Lexi" Zahra Jones, avuta nel 2000 con Iman. Nel 1997 venne ospite al Festival di Sanremo, con la canzone “Little Wonder”. Così lo presentò Mike Bongiorno sul palco dell’Ariston: “Tutto il mondo lo conosce. È talmente grande che è l’unico cantante al mondo quotato anche in borsa. Pensate il valore di questo personaggio! Signori, abbiamo con noi, David Bowie”. Goodbye, Duca Bianco.

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