del

Dido: sapevate che questa ragazza ha venduto 22 milioni di dischi?

di Valeria Colavecchio
Vota la ricetta!

In Italia qualcuno ancora non la conosce, eppure la cantante inglese è in testa alle classifiche. Biondina, acqua e sapone, diversissima da popstar alla Amy Winehouse. Con soli tre album ha conquistato tutti. E pensare che è timida...

In Italia qualcuno ancora non la conosce, eppure la cantante inglese è in testa alle classifiche. Biondina, acqua e sapone, diversissima da popstar alla Amy Winehouse. Con soli tre album ha conquistato tutti. E pensare che è timida...

Un caffè con Donna Moderna

"For dad". A papà. Ci sono solo queste due parole a commento di Safe trip home, il nuovo cd di Dido, la cantante inglese diventata famosa in tutto il mondo nel 2001 grazie al rapper Eminem. È stato lui infatti a prendere alcune frasi della canzone Thank you e a metterle all'interno della sua Stan. Da allora la biondina della porta accanto ha pubblicato tre album e venduto più di 22 milioni di dischi in tutto il mondo. Ti aspetteresti una diva. Dido è lontana anni luce dall'immagine della popstar: non va ai party e i gossip non la sfiorano neppure. Il suo tempo lo passa studiando musica e imparando nuovi strumenti (in questo album ne suona quattro: piano, chitarra, flauto e batteria). Per quanto riguarda la vita privata, lascia che a parlare sia la musica, e la dedica sulla copertina di questo ultimo album, in memoria del papà morto due anni fa.

Ci ha fatto aspettare cinque anni dal suo ultimo disco, Life for rent.

«Ho voluto prendermi del tempo. Erano sette anni che andavo in giro per il mondo a una velocità folle, tra concerti, dischi... Ho

deciso che era ora di tornare alla mia vita normale. Odio la celebrità. Mi piace passare la giornata a suonare, uscire con gli amici, andare allo stadio... Proprio così, sono una grande tifosa dell'Arsenal e quando sono a Londra appena posso vado a vedere la mia squadra giocare. Insomma, avevo nostalgia».

Per questo il disco si intitola Safe trip home (viaggio sicuro verso casa)?

«Alla fine la vera casa è dove sono i tuoi amici, la famiglia. Quando a 27 anni ho inciso No Angel non mi aspettavo tutto quel successo: credevo che avrei distribuito qualche cassetta in giro, nient'altro. Invece è arrivato Eminem, e non mi sono più fermata. Ora sto ricominciando a fare musica come a 20 anni e questo mi entusiasma».

Il disco l'ha inciso a Los Angeles?

«Sì. Per un po' ho vissuto lì. Los Angeles è piena di stimoli. Mi sento creativa e a mio agio in quella città. Però Londra rimane e rimarrà sempre il mio nido».

All'album ha collaborato anche suo fratello Rollo, in veste di produttore e di co-autore.

«Sì, è venuto a Los Angeles, dove stavamo registrando. C'era una bellissima atmosfera, piena di energia e creatività. Era incredibile averlo lì, come agli inizi, quando lui suonava in studio con i Faithless, il suo gruppo, e io scrivevo le mie canzoni nella stanza accanto. C'era anche Brian Eno. Conoscerlo è stata un'emozione enorme. Mi sentivo come una bambina che incontra il suo mito di sempre!».

La canzone che ha scritto con Eno e suo fratello Rollo, Grafton Street, è dedicata a vostro padre?

«La scomparsa di papà è stata un dolore enorme. Quando si è ammalato ho voluto fermarmi per stargli vicino. Per ricordarlo, ho scritto con Rollo questa canzone. C'è un verso che fa: "Mio amore, so che te ne stai andando, ma starò qui con te" Riassume il mio stato d'animo in quel momento. Alla fine della canzone poi ho messo un assolo di flauto: è il primo strumento che ho imparato a suonare da ragazzina alla Guildhall School».

Cosa prova ora ascoltando la canzone?

(Un velo di imbarazzo le passa sul volto)

«Mi commuovo. Penso a lui, quando la sera veniva a darci la buonanotte. Invece delle favole, ci cantava canzoni irlandesi».

Suo padre era editore, sua mamma poetessa: è cresciuta in mezzo all'arte.

«Sì, ma anche in una famiglia piuttosto strana. In casa non c'erano la tv né lo stereo... Io e mio fratello poi abbiamo tutti

e due questi assurdi nomi. Lui Rowland e io Dido. Da piccola, ogni volta che conoscevo persone nuove, pretendevo

che mi chiamassero Clare o Chloe!».

Che tipo di bambina era?

«Introversa, molto quieta, forse troppo, a dire il vero. In prima elementare non ho quasi aperto bocca per sei mesi. Viaggiavo tanto con la fantasia: ricordo che mio fratello scriveva racconti e io scrivevo musica. È sempre stato quello il nostro mondo. Forse anche adesso sono un po' così».

In che senso?

«La musica è ancora il mio modo di interagire con la realtà, di esprimere me stessa. In un sacco di altre cose sono goffa o maldestra, ma non nella musica. Anche se devo dire che ho fatto molti passi avanti...».

Grazie all'amore?

«Domanda furba! (ride). Sulla mia vita privata evito di rispondere. Cerco di difendere la mia "normalità". Però posso dirle che ora sono molto felice!» (sorride raggiante, non vuole parlare della fine della sua storia, durata sette anni, con Bob Page, un avvocato).

Se il motivo non è l'amore, allora qual è?

«In parte è dovuto all'età. Crescendo impari ad accettare tante cose di te e a volerti bene anche se non sei esattamente come vorresti».

Oggi dà l'idea di essere una donna saggia, appagata. Merito solo della musica?

«Sì. La musica è la mia cura. Quando sono stressata o spaventata, mi ritrovo a canticchiare e improvvisamente sto meglio. Tempo fa a Los Angeles c'è stata una scossa di terremoto. Senza accorgermene ho cominciato a cantare. E la paura se n'è andata. Non è magia?».

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna