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La scrittrice Erica Jong: l’eros consapevole ci rende felici

di Giusy Cascio
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La paladina della liberazione delle donne negli anni ’70 fa dietrofront. E nel nuovo romanzo dice addio alle “scopate senza cerniera” del libro cult Paura di volare.

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La paladina della liberazione delle donne negli anni ’70 fa dietrofront. E nel nuovo romanzo dice addio alle “scopate senza cerniera” del libro cult Paura di volare.

Quando nel 1973 uscì Paura di volare, il romanzo che l’ha resa famosa, io non ero ancora nata. Tra i libri sul comodino di mia madre quel bestseller planetario sul femminismo non c’era: mamma si è sposata nel 1971, troppo presto per la rivoluzione sessuale. Eppure di Erica Jong abbiamo sentito parlare entrambe. E ci sono amiche nostre, 20enni degli anni ’70, ’80 e ’90, che la considerano un mito della liberazione delle donne. Ho avuto l’occasione di incontrare l’autrice per l’uscita di Donna felicemente sposata cerca uomo felicemente sposato (Bompiani). È la storia di Vanessa Wonderman, una signora 60enne che ha una figlia incinta da accompagnare dal ginecologo e un marito, Asher, più vecchio di lei e incapace di soddisfare il suo desiderio sessuale, ancora vivo. E per questo si iscrive a un sito di incontri online...

Il nuovo romanzo è il sequel ideale di Paura di volare e di Paura dei cinquanta, altro cult di Erica Jong. Non a caso il titolo originale del libro ammicca alla trilogia, perché in inglese è Fear of Dying, Paura di morire. «In questo romanzo ho voluto affrontare l’ultimo dei tabù: la parola morte non si può pronunciare. Era ora di chiamarla per nome» mi spiega Erica, una signora di 73 anni, bionda come solo le americane sanno essere. Ha l’aria di non aver mai bruciato un reggiseno in piazza: occhi turchesi come la collana, vestito leggero a fiori, scarpe con il mezzo tacco e un lifting (orgogliosamente dichiarato), che le dona molto. Ho scoperto che si dice Erica “giong”, non “iong”. «Si chiamava così il mio secondo marito, uno psicanalista di origini cinesi. Il mio cognome da ragazza è Mann. Mi sono tenuta Jong dopo aver pubblicato Paura di volare (oltre 27 milioni di copie vendute nel mondo, ndr). Ma anche perché, già quando andavo a scuola, non volevo essere confusa con Erika Mann, la figlia dello scrittore Thomas Mann, parecchio più vecchia di me» racconta Erica.

Lei e la Vanessa del romanzo hanno molto in comune. Anche la protagonista, ex attrice di successo, si trova ad affrontare la malattia dei genitori anziani. «Mio padre e mia madre sono morti rispettivamente a 93 e a 101 anni. Vederli diventare sempre più deboli è stato un momento difficile, di cambiamento cruciale» dice Erica. «Papà era un musicista, mamma una pittrice. Mi hanno trasmesso l’amore per l’arte. Come molte donne, avevo paura di usare il talento. Ma in questa battaglia loro mi sono stati vicini. Mi spronavano: “Prenditi ciò che ti spetta, datti da fare”».

A un certo punto della conversazione, Erica va in bagno per 10 minuti. Torna trafelata, litiga con il suo smartphone, un modello celeste Tiffany. «Questo coso ci ha complicato o ci ha semplificato la vita?» sbotta. Io nel frattempo fremo, perché non abbiamo ancora parlato di sesso. Vorrei saperne di più della celebre zipless fuck, la “scopata senza cerniera”, liberatoria e senza pensieri, di Paura di volare. Le chiedo cosa è cambiato in 40 anni, se nell’ultimo libro ha sentito il bisogno di descrivere un sito di appuntamenti, che ha chiamato Zipless.com, dove si va a cercare Eros, il piacere, per non pensare a Thanatos, la morte. Ed è qui che Erica Jong mi sorprende davvero. «La delusione degli incontri occasionali è eclatante. Per fare sesso alla grande con qualcuno, devi fidarti. Il sesso è importante perché è contatto. Pensiamo a un bimbo appena nato: senza carezze diventa pazzo. Il contatto è vita» sospira. E, mentre lo fa, cita Ultimo Marito (il quarto, a cui ha dedicato il libro), l’avvocato divorzista Kenneth Burrows, sposato nel 1989. «La mia vita è piena di Ken» scherza. «C’è mio marito Ken e poi il mio grande amico Ken Follett, lo scrittore. Per riposarmi dopo questo tour mondiale del libro partirò per l’Antartide con lui e la moglie Barbara. Quando non scrivo, amo andare in barca a vela. Comunque, non sono mai stata capace di rilassarmi». In che senso? «Non potrei vivere senza yoga. Ultimamente, però, secondo mia figlia dobbiamo farlo a 35 gradi di temperatura. A New York è una moda, ma io muoio di caldo» ride.

Ecco un’altra cosa che Erica ha in comune con la Vanessa del romanzo: un rapporto complicato con la figlia. Nel libro Erica, attraverso Vanessa, descrive l’esperienza di disintossicazione dalla droga che ha “guarito” la sua Molly (36 anni, avuta dal terzo marito, lo scrittore Jonathan Fast). Sono pagine terribili, in cui si piange. «Oggi sono felice di passare tante ore con i miei 3 nipoti. Volevo fare la nonna, non solo esserlo» confessa l’autrice. Mentre mi guarda, capisce che ho la testa alla mia famiglia: «Quanti anni ha sua figlia?». «Cinque» rispondo. «Ma 5 è il paradiso! Anche 6, 7, 8. Poi cambia» fa lei. E mi regala il più saggio dei consigli: «Essere madre consiste soprattutto nel tenere la bocca chiusa. Amare è ascoltare».

La mezz’ora per l’intervista, intanto, è quasi finita. Un cenno alla politica (Jong vorrebbe Hillary Clinton come presidente degli Stati Uniti) e c’è tempo solo per un’ultima domanda: perché la parola “femminista” è diventata un insulto? «Tutte le parole che hanno a che fare con le donne prima o poi lo diventano. Un uomo “libero”? È un playboy. Una donna “libera”? Una prostituta. Ma, proprio con il potere delle parole, possiamo cambiare il mondo. È una bella sfida. Magari ci scriverò su il mio prossimo libro: Paura di cambiare».  

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