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Fabio Volo, il nuovo libro “È tutta vita”

di Francesca Angeleri
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Fabio Volo papà, Fabio Volo scrittore. Ritroviamo tutto in "È tutta vita", il titolo del nuovo successo editoriale dell'ex scapolo d'oro, che sarà anche conduttore de "Le Iene" edizione 2016. Noi lo abbiamo intervistato

Fabio Volo papà, Fabio Volo scrittore. Ritroviamo tutto in "È tutta vita", il titolo del nuovo successo editoriale dell'ex scapolo d'oro, che sarà anche conduttore de "Le Iene" edizione 2016. Noi lo abbiamo intervistato

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È tutta vita è il titolo del nuovo successo editoriale, edito Mondadori, dell’ex scapolo d’oro Fabio Volo. Un libro che ricalca la sua neo esperienza genitoriale e di cui parliamo poco prima che si fiondi a casa a mettere a letto il piccolo Gabriel, il suo secondogenito.  

Di che cosa parla “è tutta vita”?  Racconta ciò che succede a una coppia di innamorati pazzi quando nasce loro un figlio. Parla di equilibri che cambiano e delle crisi che si devono affrontare. Il protagonista incontra una donna che gli piace follemente al punto da decidere, dopo anni di vita libera, di mettere su famiglia. Come una favola. A lui ho affiancato, portandolo avanti per tutta la storia, il suo migliore amico. Un single che in qualche modo è il suo alter ego e rappresenta il suo passato, quello che era e che sarebbe rimasto se non avesse fatto certe scelte. E quella vita lì, che ha perso, spesso lo seduce nei momenti di difficoltà.

Quali sono questi momenti di difficoltà?  Quando sei lì che pensi “chi me l’ha fatto fare! Stavo tanto meglio prima!” Quando rimugini sui viaggi che potevi fare liberamente, sulle notti di sesso selvaggio, sulle colazioni lunghe e pigre. Tutte cose che non ci sono più. Quando desideri il prima.

Com’era questo prima?  Quando sta per nascere un bambino pensi: siamo lei ed io, e stiamo bene. Arriverà semplicemente una terza persona che amiamo. Invece non è due più uno che fa tre. È tutto un rimescolarsi di carte che porta al cambio radicale del modo di relazionarsi e dell’intimità, soprattutto.

Cosa succede che porta a questo sconvolgimento profondo?  Principalmente succede che sei stanco! Che non dormi e non riesci più a fare tutte le tue cose, che i bambini hanno bisogno costantemente di attenzioni e in automatico inizi a pensare che se stai così è colpa di lei, che tu volevi sì fare un figlio con quella persona ma che nel frattempo è diventata un’altra… Succede che tu cambi e anche lei cambia e quindi le dinamiche della vostra relazione vanno riviste. Può essere un processo lungo e doloroso che ti pone addirittura davanti a somiglianze con tuo padre che neppure sospettavi! La cosa principale è coltivare il dialogo.

Fa paura! È per questo che gli uomini della tua generazione posticipano in genere così tanto la questione della paternità?  Noi intanto siamo una generazione in cui il mondo è diventato, tutto quanto, grande come la nostra città. Sei in camera da letto e sei nel mondo. Mondo che ha portato molta più offerta e al tempo stesso si è tirato dietro tanti problemi, anche rispetto al lavoro. Però puoi scegliere, sempre, su ogni cosa. E questo rende, ovviamente, incasinata ogni scelta. Mio padre non so nemmeno se se l’è mai chiesto se voleva sposarsi o fare dei figli, semplicemente a una certa età se non volevi sembrare troppo strano lo facevi. Noi siamo usciti da quel ruolo lì. Addirittura non sappiamo cosa vedere la sera in tele perché ti perdi nelle opzioni di Netflix! Una volta, quando trovavi uno che ti piaceva aspettavi ancora un po’ perché pensavi “magari ne incontro uno meglio”, poi ti fermavi a una certa età per il timore che a lungo andare te ne potesse capitare uno peggio.

Però tu ce l’hai fatta, sei riuscito a scegliere. Cosa ti è scattato?  Non credo che sia stata una cosa consapevole. Come dico nel libro, le persone che si amano non sono mai una scelta nel vero senso del termine. Tu non scegli di amare una persona, non scegli che sia la madre dei tuoi figli o robe del genere. Puoi scegliere con chi passare il week end e dove. Non sai nemmeno perché, ma poteva essere solo lei e non un’altra.  

Il libro inizia con una frase di Keith Richards che dice “la cosa importante è cosa succederà dopo. E tu sei pronto per questo?” è quello che ti sei chiesto?  Il punto è sempre questo, perché quello che arriva non si sa mai che cos’è ma tu devi essere pronto. Il gioco è questo. La vita è questa. Ci sono persone che sono pronte per qualsiasi cosa e altre che tendono a starsene sempre nella loro comfort zone.

Gli uomini, oggi, preferiscono la comfort zone?  Questo libro è nato dopo una serata passata con alcuni amici. Eravamo tutti accomunati da questa esperienza della paternità e tutti ci sentivamo in qualche modo inadeguati. Le donne hanno un istinto, una sorta di animalità che a noi manca e che ci spiazza. Non è facile cavalcare questo cambiamento di ruoli e il fatto che non siamo più gli unici a provvedere al mantenimento della famiglia ma non siamo neppure altrettanto capaci, come voi, a prenderci cura dei figli, ci rende fragili.

In questo periodo storico ci sono donne che pensano di fare un figlio anche da sole. Anche negli uomini può esserci un desiderio tanto profondo? Forse il senso della famiglia come progetto può essere innato anche nell’uomo. A me l’idea è sempre piaciuta però non ho l’orologio biologico che ti spinge a farlo entro i 40 anni. Per un uomo la faccenda è chimicamente più gestibile.

Come stai vivendo il tuo essere padre?  Amo molto giocare con i miei bambini. Sarà perché ho avuto un papà che ha sempre lavorato molto e che quindi non aveva il tempo per farlo con me. Inoltre, niente come un figlio ti permette di avere una reale evoluzione emotiva. Impari ad amare profondamente qualcuno. E quel qualcuno non sei tu.      

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