Fedez e J-Ax: «Non vorrei, ma posto»

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di

Silvia Gianatti

Con la canzone, "Vorrei ma non posto" Fedez e J-Ax hanno scatenato una polemica infinita. Che va avanti a colpi di video e twitter

L’abbiamo sentita tutti, anzi, la sappiamo già tutti. Con oltre 16 milioni di visualizzazioni su Youtube Vorrei ma non posto la canzone di J-Ax e Fedez, già sicura regina dell’estate, più che cantare sta facendo parlare.

Soprattutto sui social. E dove se no?


Prima Salvini che sente di dover dichiarare su Twitter che quest’estate mangerà solo gelati italiani e ciao al Cornetto che ha scelto la canzone dei due rapper che lo cita direttamente, con tanto di dito medio.

Poi “alcuni colleghi” che accusano i due cantanti di comprare visualizzazioni su Youtube con risposta immediata “Vi abbiamo solo fatto il c**o un’altra volta”.

Quindi i rettori universitari che si sentono offesi da un altro verso della stessa canzone (nello specifico “E compreremo un altro esame all’università”) tanto da dover presentare un esposto al Garante della Comunicazione con la richiesta di interromperne il passaggio perché svilente nei confronti di chi lavora onestamente.

E via di video di risposta: J-Ax prima e Fedez poi che, didascalicamente, si mettono a spiegare il senso di quel verso in “Vorrei ma non posto”, guarda un po’, postando.


Di J-Ax è il “Ci vogliono censurare”: «Sapevamo di avere degli haters, non sapevamo di averli tra i rettori universitari», con la richiesta di querelarsi da soli, per mancanza di senso dell’umorismo e la richiesta di palesarsi «scriveteci come si scrive bimbominkia in greco, almeno vi riconosciamo». Stupore, non-sense, ma davvero non si capisce che è una canzone piena di luoghi comuni? L’importante è parlarne.

È una canzone nazional popolare, lo dice anche il sempre citato testo, non dovrebbero essere loro a spiegarlo. Eppure lo fanno. Perché nell’era social tanto criticata, dove tutti viviamo con il telefonino in mano (terza riga, sempre per stare nella loro canzone), è lì che le polemiche nascono, vivono, crescono, muoiono. E poi rinascono. Chissà quale sarà il prossimo verso sotto accusa.


Lo spiega anche Fedez: «È come se avessero chiesto di censurare Venditti ai tempi di “In questo mondo di ladri” perché non tutti siamo ladri». È una canzone, su. Che denuncia tra l’altro cose che succedono davvero, inutile negarlo. Non vuol dire che lo facciano tutti, non vuol dire che per laurearsi serva pagare, ma per il rapper già dover comprare il libro con sopra il nome del professore con cui si sosterrà l’esame è una forma di pagamento. E comunque c’è chi la laurea se l’è comprata veramente ed è diventato consigliere comunale, con nome e cognome, che tanto querela più querela meno, alla fine non conta.

Conta il risultato. E il risultato è che arrivano anche i complimenti di Fedez allo studente dell’università di Catania, Alessio Grancagnolo, che ha portato avanti un discorso durato ben otto minuti di fronte al ministro per le riforme costituzionale Boschi per poi essere interrotto dal suo rettore. «Sei un grande», gli dice. E l’attenzione per un attimo si sposta su quel che conta davvero. Con la domanda se sia davvero necessario parlare di una canzone, quando invece proprio il mondo universitario dovrebbe fermarsi a pensare che la parola invece di volerla togliere a due che sanno muoversi perfettamente nel business dello spettacolo, se no non saremmo qui a scriverne, va lasciata agli studenti. E alle cose importanti. Postando certo, ma soprattutto facendo.

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