Fenomenologia di J-Ax

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di

Isabella Fava

Dalla periferia a The Voice. Ritratto di un rapper un po' "filosofo"' e molto, molto simpatico
Un'opinione di:
Divoratrice seriale di telefilm, è amante del cinema, con lo stereo sempre acceso e un libro sempre...

"Credono che io sia cattivo perché sembro una comparsa di Breaking Bad"

Ho conosciuto J-Ax parecchi anni fa, quando ancora faceva parte degli Articolo 31. Lo stavo intervistando per l'uscita dell'album xché sì! e mi aveva invitato nella sua factory alle porte di Milano. Era una specie di centro sociale con rapper tatuati e cappellini da baseball, jeans larghi e parlata da periferia. Lì circolavano le idee nate e concepite nei quartieri ai margini e i fratelli di hip hop (ma anche quelli veri come i Gemelli DiVersi) cercavano una loro strada per togliersi dalla strada.
"Sto costruendo una milizia di cazzoni, ma non faremo mai attentati perché rimarremo sempre a discutere di fumetti, videogiochi, rap e rock"

J-Ax era il re di quel regno della normalità. E per questo è sempre stato un po' speciale. Uno che riesce a parlare senza filtri e senza congiuntivo a casalinghe, rocker, teenager e suore (già al nostro primo incontro mi aveva detto che tra le sue fan c'erano anche delle sorelle e Suor Cristina ancora non esisteva).
Oggi J-Ax è l'idolo di The Voice e ha appena pubblicato un libro Axforismi (Mondadori: la foto in alto è della copertina e le citazioni in questo post sono tratte da lì).
Si è tagliato i dreadlocks (nel frattempo ha avuto anche un periodo da rasta) e si è tatuato un teschio sul collo. Frequenta Fedez, Emis Killa e i Club Dogo ma non ha smesso di vedere i preti.
È bravo come cantante? Non è quello il suo scopo. Perché a lui non interessano vocalizzi e tecnica, ottave e intonazione, ma farsi capire e centrare il bersaglio.
"Il muscolo più sviluppato dei rapper è l'autostima"

Ma perché piace ora più di prima?
Forse perché vedendolo in tv chi non lo conosceva ha imparato a conoscerlo, perché nonostante l'aspetto da duro, Alessandro Aleotti (è il suo vero nome) si è mostrato come il vicino di casa. Insomma:
Piace perché è il ragazzo della strada
Piace perché sbaglia e dice ciò che pensa senza pensarci troppo
Piace perché ha quella leggerezza e quella libertà che vorremmo avere anche noi
Piace perché assomiglia all'amico più "cazzaro" del gruppo.
"È che sono abituato a gestire gli insulti. I complimenti mi mettono in difficoltà"

So già che se gli capitasse di leggere questo mio post direbbe che non serve a niente e non aggiunge niente perché i giornalisti sono una razza che non capisce nulla di musica.
Ma allora io ribatto: come si fa a rimanere indifferenti a un tipo così?
"Vivere è stupendo, dispiacendo agli stronzi"

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