Andate al cinema a vedere 120 battiti al minuto

Il manifesto di 120 battiti al minuto con Nahuel Pérez Biscayart

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di

Mattia Carzaniga

Il film di Robin Campillo è un capolavoro civile e inizia ora la sua lunga corsa agli Oscar. Parla di attivismo ed è più che mai attuale, motivo per cui tutti dovrebbero vederlo

120 battiti al minuto scatena il dibattito. Il film di Robin Campillo, Gran premio della giuria all’ultimo Festival di Cannes, è il vero caso dell’ultima stagione cinematografica francese: dopo un debutto in sala da record di spettatori, ora è il candidato francese all’Oscar come miglior film straniero, e secondo i bookmaker al momento ha pochi rivali. Negli Stati Uniti è stato applaudito in questi giorni al New York Film Festival, prima tappa di un tour che potrebbe finire proprio a Los Angeles. Variety, la bibbia degli addetti ai lavori hollywoodiani, l’ha definito «un travolgente dramma che tiene insieme il lato personale, politico e sentimentale, raggiungendo un effetto che scalda il cuore». In Italia è appena uscito al cinema e fa già discutere, per colpa di un divieto ai minori di 14 anni che secondo la stampa è del tutto immeritato.

Arnaud Valois e Nahuel Pérez Biscayart in una scena del film

Perché è stato vietato ai minori di 14 anni?

Il film racconta una storia d’amore immaginaria ma ispirata alle vere esperienze di Act Up-Paris, l’associazione che negli anni ’90 cercò di sensibilizzare la Francia sui temi dell’omosessualità e dell’Aids, mettendo in scena atti provocatori che miravano a scuotere le coscienze, dalle istituzioni sanitarie alle scuole. Al centro però c’è la relazione tra Nathan (Arnaud Valois, nella vita di professione massaggiatore) e Sean (Nahuel Pérez Biscayart, una vera rivelazione), una coppia che sfida la malattia per vivere il proprio sentimento alla luce del sole. Non mancano scene esplicite, ma è proprio questa la forza del film: la naturalezza con cui mette in scena le emozioni, le paure, la rabbia, le speranze di un gruppo di ragazzi che non smette di lottare. La partecipazione del regista e sceneggiatore è presto spiegata: Campillo è stato un militante di Act Up-Paris quand’era ragazzo. «Sono cresciuto in quell’associazione, ora è venuto il momento di raccontare questa esperienza e renderla collettiva» dice oggi tradendo un po’ di commozione. Grazie al suo impegno diretto – e a una squadra di attori sconosciuti (ad eccezione di Adèle Haenel, piccola star in Francia) e tutti straordinari – 120 battiti al minuto è diventato un capolavoro civile da non perdere.

La strada verso l’Oscar è ancora lunga, l’affetto gli va ora dimostrato nei cinema di tutto il mondo

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