3 motivi per cui ogni adulto dovrebbe vedere Coco

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Annalisa Monfreda

Durante le prossime settimane di festa, prendete un qualsiasi bambino vi capiti a tiro, figlio, nipote, procugino, e portatelo a vedere "Coco". Beninteso, il piccolo è solo una copertura. Il nuovo cartoon della Pixar, tanto per cambiare, ha molto da dire soprattutto a noi adulti

Un'opinione di:
Direttrice di Donna Moderna e Starbene, moglie di un sociologo prestato alla consulenza digitale e...

Primo: cambiare prospettiva è un esercizio divertente

L’invenzione più poetica del film è un ponte di petali che unisce il mondo dei vivi a quello dei morti, ed è costruito dal ricordo. Un bambino vivo lo attraversa, finisce nella città dei morti e semina il panico tra gli scheletri, che sobbalzano terrorizzati nel vedere in mezzo a loro un essere in carne e ossa. Un capovolgimento di prospettiva geniale, che impedisce ai piccoli spettatori di aver paura degli scheletri e ci fa capire quanto l’idea stessa di “diversità” dipenda dal punto di vista.  Quel ponte, per tutta la durata del film, unisce noi e il Messico e ci permette di immergerci in una cultura straordinaria, che grazie a uno studio approfondito, viene rappresentata con grande rispetto e ammirazione. Se negli Usa questo ponte ha anche un significato politico, visto che al suo posto si minaccia continuamente di costruire un muro, per noi ha un valore sociale, e ci ricorda l’atteggiamento giusto da avere verso lo “straniero”: considerarlo portatore sano di cultura e non di sventure.

Secondo: inseguire i sogni va bene ma...

La favola di non mollare mai e di superare ogni difficoltà ha fatto il suo tempo. La verità è che i sogni ci chiedono di scegliere, sono assolutisti, non lasciano spazio a nient’altro. Come la mettiamo, per esempio, quando sono incompatibili con il prendersi cura di una famiglia? La soluzione vera è il compromesso e la sfida è riuscire a essere felici nel compromesso. Molto realistico, ma affatto facile, soprattutto da rendere in favola.

Terzo: tramandare l’epopea familiare è un dovere degli adulti

Gli scheletri esistono nel regno dei morti fin quando qualcuno nel regno dei vivi si ricorda di loro. Potremmo immaginare che siano i bambini a dimenticare. Invece no. I piccoli sono assetati di storie e chiedono continuamente ai grandi com’era la vita prima che loro esistessero. Ma, come scrive Marco Baliani, quando «non c’è passaggio di parole tra il grande e il piccolo, non ci sono racconti, nè imprese, nè pericoli, nè morte» allora il piccolo «va a cercare la vita da qualche altra parte». E i nostri antenati spariscono per sempre, privandoci di quel filo a cui aggrapparci durante i momenti di turbolenza. 

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